Storia di una pandemia vissuta dal divano - Parte 3
Editoriali

Storia di una pandemia vissuta dal divano – Parte 3

Tempo di lettura: 4 minuti

“E cosa potrà mai cambiare a starci un po’ di più, sul divano, per un paio di settimane?”.

Clicca qui per recuperare “Storia di una pandemia vissuta dal divano- Parte 1”

Clicca qui per recuperare “Storia di una pandemia vissuta dal divano – Parte 2”

10 marzo 2020

Ore 9:00

Paolo apre gli occhi, ancora un po’ stordito per le poche ore di sonno. Sono le 9:00. L’ha fatto di nuovo: si è addormentato sul divano, senza nemmeno ripulire il pavimento dalle cartacce degli snack consumati la sera prima.
Un po’ impacciato, si dirige verso la cucina per preparare la colazione. Latte e Nutella Biscuits: esiste un modo migliore di questo per iniziare la giornata?
Dopo un paio di cucchiaiate di questa pappetta divina composta di zuccheri e felicità, Paolo si sente finalmente abbastanza sveglio da accendere il proprio portatile.
È quasi ora di mettersi al lavoro. “Smart worky”, pensava tra sé e sé ridacchiando. Lo aveva sentito dire al Presidente del Consiglio in diretta nazionale, la sera prima.

[…] Ma se la salute dei cittadini è un bene che è messo a repentaglio, Noi siamo costretti a scegliere e a imporre dei sacrifici per quanto riguarda gli altri interessi pur meritevoli di tutela. È per questo che sto per firmare un provvedimento che possiamo sintetizzare con l’espressione ‘IoRestoACasa’. Non ci sarà più una zona rossa. Non ci sarà più la zona 1 e la zona 2 della Penisola. Ci sarà l’Italia. Un’Italia zona protetta. Saranno da evitare dunque per tutto il territorio della Penisola gli spostamenti”.

Un brivido dietro la schiena. Paolo ricorda bene la sensazione che ha provato quando ha sentito dire queste parole a Giuseppe Conte. Dopotutto nemmeno le battute sui social, i meme girati sul gruppo famiglia di Whatsapp erano riusciti a stemperare la tensione di un momento storico e così particolare per ogni cittadino italiano. Ma con c’è tempo per pensare adesso. Una Coca-Cola e un paio di consulenze via Skype gli terranno compagnia per le prossime 2 ore.

Ore 16.00

Squilla il telefono.
Paolo è costretto a mettere in pausa la partita a Fifa 20, d’altronde è l’unica distrazione calcistica che gli resta, oltre all’album Panini, visto che hanno pure sospeso il campionato.

«Pronto.»
«E vist?»
«Zio Michè…ciao anche a te! Ho visto cosa? Zia Carmela ha cominciato di nuovo a mandare selfie provocanti alla pagina di Alberto Angela? Già te l’ho detto, non li ved…»
«Ma quando mai! O’ virùs! So’ stati gli americani come sempre! Nun e’ vist o fatt dell’esercitazione militare? Mo’ ti mando il link ‘ngopp a whozzàpp!»
«Ma che dici zio? Qua la teoria più accreditata è che sia partito da un mercato di Wuhan. Da un pipistrello.»
«Ma qualu pipistrièll e pipistrièll.» tuona dal microfono del cellulare la voce dello zio Michele «Tu o tien ngap a Batmàn. Sono stati gli americani che stanno per dichiarare guerra alla Russia»
«Zio Michè, dopo leggo questa cosa che mi hai mandato e ti faccio sapere. Grazie»

storia di una pandemia vissuta dal divano

Erano giorni che circolavano le teorie più diverse e strampalate sulle origini dell’epidemia da Covid-19. Paolo, dopo aver letto tutto e il contrario di tutto a riguardo, si era arreso e aveva cominciato a credere anche lui alla storia del pipistrello. D’altronde non aveva alcuna competenza per credere diversamente. E pure un paio dei suoi influencer preferiti avevano cominciato a propendere per questa ipotesi.

Ore 18:00

“CE LA FAREMO!”.

L’Italia ce la farà. Paolo ne era convinto e aveva capito che c’era un solo modo per tenere alto il morale durante questa emergenza: partecipare ai vari concerti patriottici che si sarebbero tenuti tutti i giorni alle 18:00 dai balconi del vicinato.
Quel giorno si sarebbe intonato nientemeno che l’inno di Mameli. Mano destra sul cuore. Paolo non si sentiva così italiano dai Mondiali del 2006. Anzi, a dire il vero nemmeno Euro2016 con in panchina Antonio Conte era stato da meno.

Ore 20:00

Con tutto questo tempo a disposizione, forse sarebbe stato il caso di cominciare a cucinare qualcosa di commestibile, piuttosto che mangiare sempre cibi già cotti del supermercato, buste di 4 Salti in Padella e schifezze varie.
Paolo si era deciso. L’indomani sarebbe andato al supermercato e avrebbe panificato anche il ricordo di Nonna Rosetta.
C’era solo un problema: non lo aveva mai fatto in vita sua. Nulla però, che un buon tutorial del giusto food influencer non avrebbe potuto risolvere. 

Ore 23:00

La giornata era passata talmente veloce che Paolo non aveva avuto nemmeno un attimo per pensare, veramente, a cosa fosse accaduto la sera prima. Le distrazioni, soprattutto quelle digitali, non mancano e non sarebbero mancate.
“Che fortuna”.
Una quarantena tra PlayStation, messaggi sul gruppo famiglia, le chat con gli amici e qualche tentativo di approccio su Tinder non è il peggio che si possa immaginare.

Ma cosa stava accadendo realmente, lì fuori? Di colpo le immagini di quei tweet dalla Cina fanno capolino nei pensieri di Paolo.
Mascherine, crisi respiratorie, le tute spaventose dei medici, le terapie intensive colme di pazienti intubati.
I contagi erano schizzati, in quei giorni. La ricerca del “paziente zero” era utile soltanto ai titoli strillanti di alcuni giornali online, per rubare qualche clic in più.

Paolo è appoggiato sul cuscino con una profonda angoscia dentro.
Per un attimo pensa al flacone di Xanax riposto un anno prima nel secondo cassetto del comodino.
Ricorda benissimo di averlo inserito nella confezione delle gocce di biancospino.
L’aveva fatto quando aveva deciso di smettere di prenderne 40 gocce ogni notte.
Voleva mentire a se stesso. Credeva che, trovandosi il biancospino nella confezione dello Xanax, avrebbe desistito.
La calma che gli dava lo psicofarmaco era una calma chimica. Spegnere i pensieri per qualche ora non sarebbe mai stato come accettarli.
È come pensare di risolvere i disastri ambientali creati dall’uomo semplicemente facendo la guerra agli imballaggi di plastica al supermercato.

L’11 marzo l’Oms dichiara che quella di Sars-CoV-2 è una pandemia. Sono oltre 165 i Paesi nel mondo dove si registrano contagi.

Pietro Colacicco
N.B. La storia che avete appena letto, sebbene sia ispirata da fatti di attualità e personaggi realmente esistenti, è frutto di pura fantasia.
LEGGI ANCHE – Facebook vs. “Fake news”, il coronavirus determinerà la svolta?
Se ti sei perso Cronache di un Borderlain di questo mese clicca qui

 

 

 

Leave a Response

Pietro Colacicco
Responsabile Editoriale di Borderlain.it. Giornalista pubblicista dal 2017 e studente di Scienze Politiche, Sociali e Internazionali. Scrive per non implodere. Conosce a memoria la tabellina del 9.