Editoriali

Tumori: prevenire o curare? Con il Covid negli ospedali, né uno né l’altro

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Lei è Martina Luoni, ha 26 anni e un cancro al colon. Finalmente il suo appello per trovare qualcuno disposto ad operarla è stato ascoltato, dopo che la sua richiesta/denuncia sulla situazione ospedaliera milanese durante l’epidemia da Covid-19 ha fatto il giro del web. Una chiamata, quella dall’Istituto Nazionale Tumori “Fondazione Pascale” di Napoli, più veloce di quella del Signore. Perché nella maggior parte dei casi, purtroppo, è questo che capita se non si agisce in fretta: si muore.

Tanti, anzi troppi (tra politici, virologi e improbabili commentatori dello show-biz) parlano di emergenza sanitaria. Ma oltre al bollettino di guerra con cui la Protezione Civile spara numeri di morti e feriti ogni sera, si conosce davvero l’effetto domino del Covid-19 sulle altre patologie? Perché sì, nel caso ce ne fossimo scordati, altri mali esistevano prima ed esisteranno sempre a prescindere dalla pandemia. Per citarne alcuni: Mr Cancro, diabete, infarto e compagnia (non tanto) bella.

Sembra una barzelletta, ma se nel 2020 una ragazza della nostra generazione si ritrova a chiedere aiuto su Instagram per non rischiare di morire, allora significa che non c’è davvero più religione. O organizzazione, dipende se uno crede o meno. Perché ricordiamoci che prevenire è meglio che curare i tumori.

Come hanno reagito gli ospedali allo scoppio della pandemia?

La pianificazione è il primo e il più importante passo che persone fisiche e giuridiche dovrebbero implementare quando decidono di organizzarsi al fine di un obiettivo. Certo, un po’ difficile quando arriva da un giorno all’altro una tranvata di stampo cinese (anche se comunque c’era da aspettarselo, ma non è questa sede di polemica). Seppur a fatica, gli ospedali di tutta Italia hanno reagito alla problematica secondo le impostazioni locali, ma tutte si sono trovate d’accordo su una cosa: rinviare tutte le visite e i ricoveri al momento non indispensabili.

Infatti, agli albori della pandemia da Covid-19, allo scopo di limitare i flussi di pazienti all’interno degli ospedali e non favorire ulteriormente i contagi, il Ministero della Salute ha spinto per modificare la modalità di offerta assistenziale all’interno delle strutture sanitarie. Così le attività ambulatoriali e di ricovero sono state suddivise in non procrastinabili, dunque ancora erogate ma in sicurezza, e procrastinabili, dunque sospese e da riprogrammare successivamente.

Il risultato, ad oggi, è una riduzione imponente dei programmi di screening (oltre un milione), le cui stime non fanno presagire nulla di buono. Si parla, infatti, di eventuali lesioni tumorali non individuate pari a 2099 carcinomi mammari, 1676 lesioni alla cervice, 611 carcinomi colon-rettali e quasi 4mila adenomi avanzati del colon retto. Il che equivale a dire non prevenire né curare i tumori.

Assumere personale e collocarlo ad hoc? No, meglio scegliere chi salvare

Semplice, no? Per esempio. Solo se hai un tumore al seno in essere, sono costretti a curarti. Se non ce l’hai, ma vorresti prevenire visto che magari tutta la linea femminile da parte di tua mamma l’ha avuto, devi aspettare. Se l’hai avuto tempo addietro e devi a maggior ragione monitorare la situazione, non puoi ugualmente. E a volte, rimandare anche solo di qualche mese fa la differenza tra la vita e la morte. Ecco cosa significa avere gli ospedali al collasso: fare selezione prima ancora di avere la malattia (o scoprire di averla). Perché se hai un infarto e devi recarti per forza al pronto soccorso, potrebbe non esserci abbastanza personale ad assisterti (e già non ce n’è abbastanza normalmente…).

Troppo difficile assumere in maniera opportuna. Anzi, troppo difficile assumere risorse e poi collocarle a seconda dell’oggettivo bisogno. È così che trionfa la mala sanità, mentre le persone comuni si fanno l’ultima piccola pedina di un sistema che sta implodendo. Infatti, “gli effetti veri arriveranno nel futuro” come afferma il primario del San Camillo di Roma e Presidente dei Chirurghi Ospedalieri, il dott. Pierluigi Marini. “Siamo tornati a vedere quadri oncologici con tumori avanzati di cui ci eravamo dimenticati”.

La necessità di collegamento tra ospedale e territorio

Il Covid-19 e le sue conseguenze latenti hanno evidenziato ancora di più la necessità di collegamento tra ospedale e territorio, il cui filtro delle istituzioni non ha fatto altro che peggiorarne il dialogo già compromesso da anni di politica da bar. Mai come oggi si è compresa l’importanza del coinvolgimento dei medici di medicina generale, lo sviluppo di sistemi di telemedicina per i monitoraggi domiciliari per prevenire e curare i tumori ed evitare ricoveri inutili negli ospedali. Ma questo non basta senza aver implementato una diversa politica dei tamponi, delle chiusure localizzate e del tracciamento online.

Negli ultimi anni, la gratuità della sanità italiana ha vacillato sempre di più e oggi vediamo solo la parvenza di un sistema gratuito e disponibile per tutti. Come afferma Raffella Pannuti, Presidente dell’Associazione bolognese ANT Onlus,  “il macabro bollettino quotidiano non dovrebbe sottrarre l’attenzione da altre condizioni di malattia egualmente gravi, drammatiche e mortali. Il supporto alla sofferenza dei pazienti con tumore e delle loro famiglie deve rimanere un obiettivo culturale e operativo, di ricerca e formazione tra i prioritari al mondo.

Perché il tumore è purtroppo una devastazione contro la quale, come società civile, non possiamo abbassare la guardia”.

 

Carlotta Cuppini

 

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Carlotta Cuppini
Fondatrice di Borderlain, le piace organizzare persone e progetti con sorridente serietà. Adottata da Milano con furore, beve caffè amaro al mattino e vino rosso la sera. Colleziona edizioni di 'Jack Frusciante è uscito dal gruppo' che tiene sul comodino insieme al manuale di Management.