Storia di una pandemia vissuta dal divano - Parte 3
Editoriali

Storia di una pandemia vissuta dal divano – Parte 2

Tempo di lettura: 4 minuti

“Psicosi, è così che la chiamano”.

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Avevamo lasciato il nostro Paolo – protagonista, suo malgrado, di questa serie speciale di editoriali quarantena edition – con le buste della spesa piene di ogni tipo di proposta dell’industria alimentare a base di zucchero e lipidi. È il 7 marzo e finalmente, tutto tronfio dal proprio trono post-moderno, può fare un tap sull’app di Instagram e dare uno sguardo al mondo che lo circonda.  Un mondo che, a dire il vero, negli ultimi giorni sta diventando un po’ stravagante.

Poco prima, al supermercato, Paolo aveva cominciato a tossire davanti al banco dei surgelati, coprendosi la bocca con la mano. Proprio nel momento in cui, ad un carrello ripieno di ogni genere alimentare che nemmeno durante la Seconda Guerra Mondiale, segue un tizio dall’aria sdegnata.
<<Scusa, ma non hai visto il telegiornale? Te lo devo dire io che bisogna tossire nelle pieghe del gomito?!>>.
<<Ha ragione, mi perdoni. È l’abitudine>>, fa Paolo, sorpreso.
<<Vabbè, spero che almeno tu non venga dalla Cina>>.
Com’è che la chiamano? Ah già, psicosi“. Paolo è sinceramente infastidito, è la prima volta che degli avvenimenti lontani, raccontati al telegiornale e sui tweet, interrompono così la routine della spesa al supermercato. E che dire di quella ragazza in mascherina? La gente oggi è talmente avvolta dal benessere che ha sempre bisogno di trovare un nemico, una causa per la quale preoccuparsi e battersi.

Menomale che il popolo dei social non ha perso il buon umore. Paolo è d’accordo con tutti coloro che sostengono di essere sopravvissuti all’aviaria, alla suina, a Saddam Hussein, all’Isis, alla bolletta del gas e quindi figuriamoci se questo coronavirus ci può fare paura.
C’era una cosa, però, che proprio non lo faceva dormire la notte. La caccia al “paziente zero“. Paolo aveva cominciato a seguire tutte le trasmissioni con Barbara D’Urso – d’altronde era qualche giorno che il consulente telefonico lo faceva da casa e di tempo per stare sul divano ne aveva ancora di più – e aveva capito che il virus lo avrebbero sconfitto presto a colpi di lavaggi di mani e Amuchina. Tuttavia ‘sto benedetto “paziente zero” non si riusciva proprio a trovare. O meglio, all’inizio si pensava che tale M. di Codogno, il “paziente 1”, si fosse infettato durante una cena con un amico, dopodiché avrebbe fatto cose da pazzi come andare a giocare a calcetto con gli amici, averli abbracciati uno ad uno a fine partita, aver corso la maratona di Codogno e aver partecipato a tutte le feste e i rave clandestini di Vo’ Euganeo. Più o meno, secondo la stampa, il primo focolaio italiano si era sviluppato in questo modo. Tuttavia, alla fine, il presunto “paziente zero” è risultato negativo al tampone e la colpa è ricaduta su un tedesco.
Crucchi, sempre loro“. Riflette Paolo.

Nella notte tra il 7 e l’8 marzo, con un nuovo decreto, il premier Conte limita le possibilità di movimento nelle zone più colpite dal contagio, in entrata e in uscita e all’interno dei territori. “La zona rossa così come era stata pensata non ha più senso di esistere”. Letteralmente “blindate”, adesso, l’intera Lombardia e le province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Asti, Alessandria, Verbano Cusio Ossola, Novara e Vercelli.

storia di una pandemia vissuta dal divano

Stai a casa

Era da almeno un anno che Paolo non aveva a che fare con un attacco d’ansia. Sapeva che, prima o poi, avrebbe sperimentato di nuovo quell’odiosa sensazione. Anche perché, nonostante il consiglio della psicologa di crearsi qualche hobby, magari provare a fare sport, le sue giornate trascorrevano tutte identiche tra il divano e i monitor luminosi di pc, smartphone e televisione.
Ebbene, quella sera l’ha sentito di nuovo battere all’impazzata, il suo cuore. E quella dannata sensazione di straniamento dalla realtà… Ma cosa stava succedendo? Avevano ragione allora quelle persone in giro ad andare nel panico?

Paolo, ad ogni modo, non faceva parte della nuova “zona rossa”. Quella mattina dell’8 marzo, però, è davvero particolare anche a Bologna.
È la Festa Della Donna e per strada, nonostante il clima sia piuttosto favorevole, non ci sono molte persone.
Ricorda quando era piccolo: guai ad andare a scuola senza portare almeno un cioccolatino alle proprie compagne di classe. Crescendo, aveva poi smesso di farlo, ma c’era sempre stata qualche amica, o qualche fidanzata, alla quale poter regalare una mimosa o perlomeno fare un augurio. “Quello che importa è il gesto”, aveva sempre sentito dire. A lui facevano stare bene i sorrisi ricevuti in cambio.
Quest’anno, non c’era proprio nessuna nella sua vita. Nemmeno sua madre, andatasene per un infarto qualche anno prima. Non c’era nessuna perlomeno nella vita reale, perché nella vita virtuale c’erano perlomeno 100 ragazze su Instagram e Facebook alle quali Paolo avrebbe inviato foto di mimose e poesie prese su internet per l’occasione. Paolo ci rimane male perché una ai suoi auguri risponde:
<<Io non festeggio alcuna Festa Della Donna. Tu oggi mi fai gli auguri solo perché hai bisogno di relegarmi a un ruolo subalterno al tuo. Perché non esiste una Festa Dell’Uomo? Ah, giusto! Quella la festeggi 364 volte all’anno!>>.
Bho”.
 Il mondo sta cambiando.

Quel giorno inizia a spuntare dappertutto l’hashtag “IoStoACasa”. Influencer, cantanti, artisti di ogni tipo. Tutti che consigliano di uscire di casa il minimo indispensabile, anche e soprattutto a chi non fa parte delle zone soggette a restrizione. Pure Tiziano Ferro, dopo essersi esibito una cinquantina di volte nei giorni del Festival di Sanremo, non vedeva l’ora di cantare e dedica alla causa una bellissima cover di “Someone you loved” .  Tutto sembra assumere una connotazione così seria, rispetto ai vari “è solo psicosi” di qualche giorno prima. Tutti sembriamo molto più esposti e in pericolo. Tutto improvvisamente sembra così degno di essere salvato.

Paolo si sente forte tipo Arnold Schwarznegger versione salvatore dei vecchietti e dei più deboli, perché lui comunque a casa ci sta sempre. E cosa potrà mai cambiare a starci un po’ di più, sul divano, per un paio di settimane?

La sera del 9 marzo il Presidente Giuseppe Conte, con un nuovo decreto, estende la zona rossa a tutta Italia. Vietata, inoltre, ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico. Fino al 3 aprile.

To be continued… chissà.
Pietro Colacicco
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Pietro Colacicco
Responsabile Editoriale di Borderlain.it. Giornalista pubblicista dal 2017 e studente di Scienze Politiche, Sociali e Internazionali. Scrive per non implodere. Conosce a memoria la tabellina del 9.