8 parole che non vanno in quarantena
Editoriali

Quelle 8 (+1) parole che non vanno in quarantena

Tempo di lettura: 3 minuti

Chiusi in casa da giorni, le parole che non vanno in quarantena camminano per noi. Invadono la stanza, si buttano dalla finestra, si riversano sulle strade e arrivano alla destinazione del nostro pensiero. Parole ed emozioni, lacrime e pensieri, sentimenti e verità nascoste: quanta responsabilità si caricano sulle spalle queste piccole grandi lettere.

Quante parole sono state usate per descrivere questa quarantena? Tante forse troppe. E non mi riferisco solo ai telegiornali, prima allarmisti poi realisti, ma alle reali storie, quelle di persone comuni a cui la seguente manciata di parole da quarantena può significare tutto o niente. La decisione o la speranza, la rabbia o il dolore più atroce, il sollievo o la morte.

Una parola è troppa e 2 sono poche!”

No, Nonno libero questa volta ti sbagli perché sono 8 (+1) le parole che non vanno in quarantena.

 

È mai possibile che un esserino piccolo quanto un VIRUS ci abbia scombussolato così tanto i piani? Chi doveva partire non è partito e se sei arrivato ora devi rimanere. Chi ha iniziato non può finire e se hai finito forse lo sei anche. Chi è unito non fa la forza e a volte usi la forza da lontano per stare vicino. La quarantena come pausa della vita alla quale si è aggiunto pure il mute.

 

E se avessi proseguito la tua vita normale cosa sarebbe successo?

 

La MALATTIA è un mostro che cambia il modo di vedere le cose. Ma se le cose le vedi meglio perché considerarla un mostro? Perché sbatte in faccia la realtà nel peggiore dei modi. Lo confermano mille luci di casa accese nel silenzio di mezzanotte, mai viste così tante, vi immagino tutti a guardare il soffitto o a parlare sul divano insonni in attesa del misterioso domani.

 

Apri la finestra, sennò soffochi dai pensieri..

 

Siamo chiusi da soli ognuno nella propria stanza, ma in realtà siamo tutti sulla stessa barca a causa di una incontrollata PANDEMIA. Il dolore quando vero non resiste ad alcuna razza, sesso o colore di pelle e scatena il panico nel mondo, rende le città deserte. La politica per una volta batte all’unisono e un silenzio sepolcrale assale New York come Mumbai, Roma come Madrid.

 

Parigi come metà del tuo cuore vuota..

 

Non conosce confini, ruoli, orari o impegni questa EMERGENZA che rimanda a data da destinarsi, ama l’incertezza e legittima il terrore. Ed è così che l’Europa rimanda l’appuntamento con la responsabilità, qualcuno rimanda un viaggio, qualcun altro una promessa, un impegno, un ricordo che fa troppo male. Altri invece non possono rimandare l’appuntamento con la morte, è difficile essere pazienti quando sei sdraiato intubato su un letto di ospedale.

 

Ri-emergere dalle tenebre e tornare a respirare..

 

Ma forse è proprio tutto questo tempo a disposizione l’antidoto a ciò che siamo diventati, la nostra  TERAPIA. Senza fare complottismo, forse è arrivato davvero il momento di metterci in discussione, ritrovare valori perduti, prenderci per mano da parente a parente, di ballatoio in ballatoio, da Nord a Sud, da Stato a Stato e correre insieme verso il traguardo. Giorni in casa a pensare senza riuscire a schivare se stessi e le proprie responsabilità. Si capisce il valore di qualcosa solo quando lo si perde, no?

 

Aver perso tempo per poi accumularlo e, da oggi in poi, regalarlo..

 

Avviare insieme il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo, finalmente un MIGLIORAMENTO dopo decenni di appisolamento. Forse, dopo tanti inadeguati di spirito ed azioni, ne abbiamo trovato uno che ti dice “io sono Conte, non ti lascio solo” ed è subito inno d’Italia su quei balconi su cui abbiamo spento un mucchio di sigarette annoiate e, spesso, anche incazzate. Ci si mette poco a fare un popolo.

 

L’Italia s’è desta / dell’elmo di Scipio / s’è cinta la testa / aspettiamo questa vittoria..

 

La verità è che un ABBRACCIO vale più di queste mille parole inutili, perché le parole non riescono più a riempire questi sordi silenzi. Siamo tutti così stanchi addolorati affaticati, ma consapevoli che ne usciremo come se avessimo vissuto un film in 14D. Torneremo di corsa a viverci, stavolta dando peso alle parole, prendendo sul serio il loro significato e lo diremo forte a chi vogliamo bene.

 

Quel prorfumo di buono, quell’odore di casa..

 

Usciremo cambiati, certo, chi supera un periodo di convivenza forzata con se stessi senza sconti? E allora ci guarderemo negli occhi e ci riprenderemo a fatica ciò che riteniamo opportuno, ciò che abbiamo posto in ordine di priorità. Qualcuno senza soldi in tasca, qualcun altro senza marito, sorella o figlio, qualcun altro ancora si è lasciato (andare). Ma essendo vita più forte della morte, ritornerà quella FELICITA’ chiamata normalità e ciò che non ci ucciderà ci fortificherà.

 

Ti prendo la mano per non lasciarti più..

 

Proprio più. Precisamente un +1 come promesso, una promessa che si traduce in futuro perché la SPERANZA è l’ultima a morire e non sarà per Coronavirus.

 

Al mio dolore, è sempre stato il tuo ricordo a sopperire.

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Carlotta Cuppini
Fondatrice di Borderlain, le piace organizzare persone e progetti con sorridente serietà. Based un po' in MIlan un po' Bologna, beve caffè amaro al mattino e vino rosso la sera. Colleziona edizioni di 'JF è uscito dal gruppo' che tiene sul comodino insieme a manuali di project management.