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Music

L’attivismo di Joan Baez in 5 canzoni da lei interpretate

Tempo di lettura: 4 minuti

 

Quella di Joan Baez è sicuramente la più celebre voce femminile del folk americano. La cantante, detta anche “l’usignolo di Woodstock”, ha avuto un ruolo fondamentale non solo nel mondo musicale degli anni ’60, ma anche nel dare voce alla lotta per i diritti civili.  Coraggioso e delicato, il suo vibrato ha rivoluzionato la folk music del tempo, riuscendo a condurre i più audaci cori in diverse marce pacifiste, il tutto in piena guerra fredda.  

Fin dagli esordi l’attivismo di Joan Baez si è manifestato in canzoni legate alla presa di distanza da qualsiasi tipo di ricorso alle armi, diffondendo ideali di amore e di fratellanza

Il suo interesse per la musica folk nasce durante il periodo universitario a Boston, dove grazie ad un’amica scopre antichi brani della tradizione musicale inglese. Ma la scintilla della musica come mezzo per la rivoluzione  scocca dentro di lei a 8 anni, grazie ad un concerto del celebre cantautore folk ed attivista Pete Seeger. Quella stessa scintilla poco a poco alimenta in lei il fuoco della rivolta, conducendola così ad utilizzare la sua voce e la sua chitarra per  sensibilizzare le masse sui problemi della contemporaneità, cavalcando l’onda del folk revival.

Ripercorriamo quindi insieme l’attivismo di Joan Baez in cinque canzoni da lei interpretate.

 

1. What they have done to the rain 

This is the gentlest protest song i know. It doesn’t protest gently but it has a gentle sound.

E come darle torto. Questa canzone, composta da Malvina Reynolds nel 1962, sul vibrato della Baez ci appare quasi come una dolce ninna nanna, ma è in realtà portatrice di un messaggio estremamente importante. Si tratta infatti di un canto di protesta contro i test nucleari. La pioggia a cui viene fatto riferimento è in realtà legata al fenomeno della ricaduta radioattiva, la pericolosissima reazione nucleare che si verifica dopo un’esplosione. Una tematica molto cara a Joan, che fin da piccola vede il padre, il noto fisico Albert Vinicio Baez, prendere le distanze da importanti offerte di lavoro nell’industria bellica. Sembrerebbe infatti che in difesa dei suoi ideali pacifisti, il padre della cantante rifiutò di lavorare al Progetto Manhattanfinalizzato alla sperimentazione delle prime bombe atomiche americane nei laboratori di Los Alamos, in Messico.

2.We shall overcome

“We shall overcome” deriva da un canto di protesta intonato nel 1946 dalle dipendenti afroamericane dellAmerican Tobacco Company durante uno sciopero. Il testo e la musica della versione che noi ora conosciamo sono stati composti da Pete Seeger e magistralmente interpretati da Joan Baez in diverse manifestazioni. Fra queste, la più celebre è senza dubbio la marcia pacifista a Washington, dove a soli 22 anni,  guidò un coro di 300.000 voci intonando intonando la canzone in questione, poco prima del memorabile discorso di Martin Luther King. In questa occasione “We shall overcome” diventò a tutti gli effetti l’inno della lotta comunitaria per i diritti civili. Il sostegno che diversi cantanti folk diedero a MLK, fu fondamentale nel mostrare l’esistenza di una fazione della comunità bianca disposta a difendere i diritti delle persone afro-americane.

3. Donna, Donna

“Dona Dona” popolarmente conosciuta come “Donna, Donna” è stata composta nel 1941 da Sholom Secunda e Aaron Zeitlin, due autori di origini ebraiche. La canzone in questione racconta gli ultimi atti di vita di un vitello prima di essere macellato. Da molti  è stata quindi interpretata come un canto contro la violenza che molti bambini (da qui la figura del vitello) subiscono in periodi di guerra. Ma potrebbe esserci di più. È possibile infatti,  fare riferimento anche ad una riflessione antispecista  legata ad alcuni versi della canzone che sottolineano le sofferenze di alcuni animali causate del nostro consumo di carne. 

– Smettila di lamentarti – disse il contadino
– Chi ti ha detto di essere un vitello?
Perché non hai ali con cui volare
come la rondine così orgogliosa e libera? –

 

4. Joe Hill

La canzone composta da Earl Robinson nel 1936, è stata eseguita da Joan Baez nel celebre concerto di Woodstock nel 1969. Si tratta di un omaggio al celebre operaio Joe Hill, nonché fervente militante dell’ Industrial Workers of the World, sindacato del movimento operaio statunitense. La canzone a lui dedicata racconta la sua lotta in difesa dei diritti sul lavoro. Una lotta che indubbiamente lo inquadrò come personaggio scomodo nella piccola cittadina dello Utah in cui viveva e lavorava. Nel 1914 venne accusato di omicidio e giustiziato, nonostante molte persone si schierarono in sua difesa. La canzone ci insegna però che ci vuole ben più di una pistola per uccidere un uomo, ed è grazie ai suoi versi che Joe può essere fiero di affermare “I didn’t die”.

5. Here’s to you

Il successo e l’attivismo di Joan Baez vengono finalmente consacrati anche in Italia grazie ad Ennio Morricone, con cui collabora per la realizzazione della colonna sonora del film Sacco e Vanzetti, capolavoro di Giuliano Montaldo del 1971. Come si può evincere dal titolo, il film racconta la storia dei due italiani anarchici immigrati negli Stati Uniti, condannati a morte per omicidio nel 1927. Sacco e Vanzetti sono due ulteriori vittime di un sistema, che ha messo a morte decine di innocenti, solo perché stranieri o perché coinvolti in agitazioni politiche. Oltre a “Here’s to you” Baez compone insieme a Morricone il brano The ballad of Sacco e Vanzetti, ispirato alle lettere di Vanzetti scritte durante la detenzione in carcere da cui emergono splendide riflessioni sulla forza dell’amore e sull’importanza di condannare ogni tipo di abuso di potere.

 

Isabella Calderoni

 

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Isabella Calderoni
Bolognesità doc, garbo e pazienza caratterizzano Isabella since 1994. Ex-studiosa di cinema e di nuovi media, sogna di realizzare documentari con filmati d'archivio in maniera indipendente.