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Editoriali

“Paradossi for dummies”: ce la farà l’Italia a uscire dalla crisi che avanza?

Tempo di lettura: 4 minuti

“Per capire i paradossi bisogna essere intelligenti, ma per seguirli bisogna essere stupidi.”

Se trattato come un’innocente visione filosofica, il paradosso è un piacevole scioglilingua usato per occupare la mente. Ma se vissuto in prima persona, dal punto di vista economico, il paradosso rende per lo più disoccupati e senza speranze. È così che dal disinteresse universitario degli intermundi si passa alla vita reale adulta farcita di bollette da pagare, problemi e bestemmie.

Perché sono quelle che volano quando i soldi mancano, si perde il lavoro, la soglia media della povertà si alza, lo Stato Sociale così venerato finora non riesce a far fronte al bisogno imminente di sussistenza. E (come dimenticare) si muore per Coronavirus. E cosa succede quando quello stesso Stato cerca di correre ai ripari? Appunto, il paradosso. Un po’ come “ci lasciamo ma rimaniamo amici” o “il cane è morto ma possiamo tenerlo”. Insomma, direi che mi sono spiegata.

 

1) Locali riaperti VS precursori del #iostoacasa

Da una parte, le regioni e le amministrazioni comunali spingono per la riapertura anticipata prevista per il 18 maggio al fine di contenere il più possibile il danno economico causato dalla crisi sanitaria. Dall’altra i cittadini sono ancora preoccupati per la situazione, del resto i contagi non sono ancora azzerati. E andare a mangiare fuori una pizza coi tuoi cari diventa superfluo quando puoi finalmente riabbracciarli al sicuro sotto un tetto. Servito amorevolmente dal rider di turno, ovviamente. Mica siamo tutti sparvieri dei Navigli, impavidi e sprezzanti del pericolo. Scemi loro che quando hanno sentito odor di possibilità di birra fresca baciati dal riflesso della Darsena hanno pensato di far girare l’economia oltre alle palle di sir. Beppe Sala.

Quindi ricapitolando il paradosso: i locali possono riaprire, ma le persone devono continuare a limitare il più possibile gli spostamenti. Con l’aggravante che in alcuni locali si potrà ordinare solo da asporto e in altri si continuerà a mantenere rigorosamente la distanza di sicurezza. E con l’azione di plexiglass sui tavoli diciamo pure addio a scene romantiche in stile Lilli e il Vagabondo. E i locali che sono già molto piccoli? Tranquilli, potrete andare a mangiare in cucina, quella di casa del proprietario, che nel frattempo ha chiuso i battenti perché le entrate non superano i costi fissi.

 

2) Una, nessuna, centomila mascherine a 50 cent

Secoli di Storia mondiale insegnano che quando lo Stato antepone il bene comune alla legge economica per salvare i più deboli, il mercato e i suoi attori implodono. Forse, l’unica eccezione è stata l’America del New Deal (tranquillo Roosvelt, non ti dimenticheremo). Ma ciò non dovrebbe farci pensare che quando questo modello è stato riproposto in altro tempo e in altro spazio, esso non ha purtroppo ottenuto gli stessi risultati degli anni ’30?

Ma l’emergenza è stata tale che, poverino, lo Stato Italiano ci ha provato a mettere un fermo all’aumento indemoniato dei prezzi. Lo scopo era sempre lo stesso: aiutare i più deboli, ovvero chi le mascherine a 15 euro l’una non se le poteva permettere. Ebbene, in men che non si dica le mascherine sono passate da interviste quotidiane ai telegiornali a Chi l’ha visto. Ora i 0,50 centesimi sono diventati il premio per chi ne riesce a trovare anche solo una in farmacia. Si dice che qualcuna sia stata trovata annegata nel Deep Web.

Un paradosso che si spiega solo con la seguente: il mercato si autoregola grazie alla relazione tra domanda e offerta. Quindi se la domanda aumenta, i costi di produzione aumentano, ma il ricavo rimane identico se non diminuisce… che si fa? “Nuotiam, nuotiam.” 

 

3) Far ripartire l’economia con cassa integrazione + finanziamenti alle imprese

Giuro, non sto scherzando: la cassa integrazione esiste davvero, la spiegavano da qualche parte nel testo di diritto del lavoro.

E stendiamo un velo pietoso sulla questione prestiti alle aziende. Sarebbe bella la favola del finanziamento garantito al sciento per sciento alla Josè Mourinho dallo Stato. Ma la banca non è lo Stato. La banca è ora un attore razionale che deve tutelare i risparmi dei propri clienti (ricchi, meno ricchi e mezzi poveri) in una situazione di mercato altamente incerta. Quindi deve effettuare controlli su controlli che oggettivamente non possono garantire i soldi sul conto entro 24 ore dalla richiesta.

Oltre a ciò c’è un fatto ancora più grave che va a legittimare, secondo la banca, la sua estrema cautela in una situazione di emergenza. Chi sta già pagando un finanziamento non otterrà il sciento per sciento (sì ancora) del capitale richiesto. Infatti, una parte di quel capitale sarà utilizzato dalla banca stessa per estinguere i debiti già in essere di quel cliente. In questo modo i prestiti non si accumulano. La banca si ripaga i propri debiti con denaro garantito dallo Stato e il cliente (libero dai vecchi debiti e meno libero dalla crisi che avanza) può contare su un capitale ridotto. Di fatto il buon intento dello Stato viene profanato facilmente. Dicono a Quarto Grado che sia illegale. Mha.

 

4) Dio benedica lo smart working (se hai un computer e una vita tranquilla)

Si fa presto a dire Italia quando non si considerano le differenze. Non solo quelle socio-economiche, ma anche quelle quotidiane, morali, territoriali. Includiamoci anche quei terribili concetti mafiosi che si sono rafforzati durante il periodo della quarantena. Perché sono tante, ancora oggi, le case in cui non arriva la fibra (in alcune neanche l’acqua, ma questa è un’altra storia) e quindi il sapere. Troppi i ragazzi che ancora oggi non hanno accesso a un computer. Vergognoso per un paese fondatore dell’Unione Europea perché è proprio qui che il tentacolo mafioso si introduce e si trasforma nell’aiuto che lo Stato non è riuscito a garantire. E chi non ha aiuto proprio da nessuno? Si attacca. Del resto il mercato si autoregola, no?

E adesso il gran finale: lo smart working, odi et amo dei tempi moderni. Benedizione per chi odiava perdere tempo e soldi per recarsi al lavoro, maledizione per madri con figli che sembrano ritornate alla vita mai vissuta degli anni ’50. Desiderato da chi voleva rallentare un poco i ritmi, rifugiato da coloro che andavano in ufficio per assistere al grande classico “giarrettiere della segretaria”. Lo smart working ha salvato alcuni e afflitto altri, ma ciò che è certo è che i cambiamento sociali che ha portato saranno perseguibili di studi per molto tempo.

 

Ce la farà questa Italia a superare le difficoltà di questa crisi che pare inarrestabile? Forse se, come affermato sopra, alternasse la sua intelligenza a momenti di stupidità. Tuttavia, a volte, gli unici stupidi siamo proprio noi, che abbiamo bisogno di esserlo per continuare a crederci.

Carlotta Cuppini

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Carlotta Cuppini
Fondatrice di Borderlain, le piace organizzare persone e progetti con sorridente serietà. Based un po' in MIlan un po' Bologna, beve caffè amaro al mattino e vino rosso la sera. Colleziona edizioni di 'JF è uscito dal gruppo' che tiene sul comodino insieme a manuali di project management.