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5 libri di racconti da non perdere- Borderbooks Febbraio

Tempo di lettura: 5 minuti

Tra tutti i generi esistenti, ce n’è uno che lascia insoddisfatta buona parte dei lettori: parliamo del racconto. I testi brevi sono intrinsecamente sfuggevoli e volatili: si nascondono in ampie raccolte e, una volta letti, non è semplice ritrovarli tra i tanti volumi di una libreria. Per questo motivo, c’è chi li ama e chi li odia.

Però li ricordiamo. Se una cosa è certa è che i racconti sono difficili da dimenticare. Arrivano dritti nel cuore dei lettori come una saetta, un pugno denso di immagini ed emozioni forti. Italo Calvino dei racconti sottolineava questa peculiarità, di avere un passo simile a una salita ripida, seguita da una repentina discesa. I racconti differiscono dai romanzi non solo per la lunghezza: sono finestre che ci permettono di osservare un piccolo squarcio di mondo, per poi richiudersi subito dopo e lasciarci immaginare tutto il resto.

Quando si pensa alle migliori raccolte di racconti di sempre ricorrono una serie di nomi: Kafka, Hemingway, Salinger, Joyce, Čechov, Poe, Borges, Buzzati, Gogol, Verga. La lettura di questi è imprescindibile, ma il nostro intento non è quello di sciorinare una lista di classici: in questo secondo appuntamento della rubrica Borderbooks, il nostro scopo è quello di  consigliare 5 libri di racconti che vi permettano di associare un ricordo positivo a questo sfuggente mese di febbraio; si tratta di titoli davvero da non perdere, che magari vedete da tempo nella vostra libreria, ma ai quali non avete mai dato una chance.

1- “Gli amori difficili”- Italo Calvino, 1970

Era il 1970 quando Einaudi pubblicava con il titolo Gli amori difficili tredici racconti di Italo Calvino, le cosiddette “avventure”, affiancate in coda al volume da due racconti lunghi che compongono la sezione “La vita difficile”. Calvino in questa raccolta parla d’amore, ma non si tratta di un libro sentimentale. Nelle quindici storie che la compongono, l’attenzione si focalizza su quell’aspetto fondamentale del sentimento amoroso che consiste nell’avventura, intesa sia come quella fugacità propria degli amori improvvisi, platonici, o soltanto immaginati, sia come l’intenzione di affrontare un lungo viaggio, fisico o anche solo mentale, verso l’oggetto del proprio desiderio.

Nelle sue “avventure”, ma anche nei due racconti finali, l’autore pone il focus sui “silenzi”: amori irrisolti, relazioni che non si incontrano, dubbi, svelamenti e un certo sentimento di incomunicabilità che sembra poter raccontare da vicino la nostra quotidianità. I racconti di Calvino sono ironiche stoccate sul tema della comunicazione, del dialogo mancato, dell’occasione persa e di rapporti che esistono, ma non sempre funzionano.

Gli amori difficili sono racconti che solo un autentico maestro poteva concepire: Calvino ha dato ad esistenze a volte fragili e marginali, quell’afflato universale che ogni lettore che si rispetti cerca in una storia. C’è un velo impalpabile di malinconia che aleggia fuori e dentro ogni personaggio (come una nube di smog: ogni riferimento è puramente casuale…) e solo l’amore e la bellezza, o forse sarebbe meglio dire l’anelito ad essi, offrono una momentanea riconciliazione con se stessi.

2- “Evaluna racconta”Isabel Allende, 1989

“Raccontami una storia” dice Rolf Carlé.
“Che storia vuoi?”
“Raccontami una storia che tu non abbia mai raccontato a nessuno.”

Così Eva Luna comincia a narrare al suo amato Rolf Carlé, come Sherazade ne Le mille e una notte, ventitré memorabili racconti: storie magiche, in grado di ammaliare con poche, semplici parole. La protagonista si affida alla sua fervida immaginazione per raccontare e raccontarsi storie che possono portarla distante dalla realtà contingente, poco rosea, e che le permettano di sognare. Sono storie di passione e di violenza, talvolta surreali, descritte con un linguaggio vivo, semplice e diretto, in grado di dipingere con colori nitidi i personaggi e le loro emozioni.

I personaggi delineati da Eva Luna sono avventurieri attratti pericolosamente da donne apparentemente deboli, ma in realtà capaci di passioni talmente tenaci da “impadronirsi dei frammenti dell’anima dell’uomo”. In questi racconti ci si apre alla conoscenza di passioni inesauribili, luoghi selvaggi, riti ancestrali. Il ritmo incessante ed irrequieto delle vicende narrate si riempie a poco a poco di amori traditi e vendette, episodi sconcertanti che rivelano la pienezza di una vita a cui non si rinuncia e che si vuole perseguire a tutti i costi, anche attraverso amarezza e dolore.

3- La grammatica di Dio, storie di solitudine e allegria”  – Stefano Benni, 2007

Di Stefano Benni ho sempre ammirato la  visione del mondo, il modo in cui strizza l’assurdo fuori da situazioni quotidiane, cesellando solitudini e contraddizioni di società e persone: è uno di quegli autori che non smette mai di stupire. In qualità di re dei racconti brevi, in questa lista di consigli certamente Stefano Benni non poteva mancare.

La grammatica di Dio è un felice collage di 25 racconti, il cui titolo deriva da una riflessione di Frate Zitto (protagonista di un omonimo racconto presente nella raccolta): “gli esseri umani sono il libro del mondo, ma non possono raccontarlo, nessuno di essi può spiegare la grammatica di Dio”. Il filo conduttore di La grammatica di Dio è la solitudine, in tutte le sue forme, ma i personaggi dei racconti non sono mai soltanto soli, hanno anche una visione del mondo e una vita particolari, a volte portate all’estremo, per sottolineare come la solitudine sia a volte la valuta più comune al mondo e di come sia facile mascherarsi dietro la finzione per non ammetterla nemmeno a se stessi.

Stefano Benni è sempre un’incognita: aprire un suo libro significa non saper mai dove abbia deciso di portarti, ma la certezza è che – quasi sempre – lo farà con classe, stile e convinzione. Questa raccolta di racconti vivaci, brillanti, malinconici, sarcastici, realistici e, come sempre, a tratti divertentissimi, ci trasportano nei consueti mondi di Benni, affascinanti ma anche tremendamente disincantati.

 

4- “Vuoi star zitta per favore?” – Raymond Carver, 1976

Gli amanti dei racconti lo sanno bene, gli aspiranti scrittori ancor di più: Raymond Carver  è un autore che nella propria libreria e nella propria vita non può mancare. Definito da molti l’erede di Hemingway, ha incantato, confuso, soffocato il suo pubblico con racconti che Haruki Murakami (che lo ha elevato a modello di scrittura) definisce “affilati e pesanti come un cuneo di ferro”.

Questo perché Raymond Carver ha inventato un tipo di letteratura, di short story, dove al centro non stanno le grandi manovre, i fatti importanti della storia, i sentimenti, le tragedie e così via, ma semplicemente la banalità della vita. I ventidue racconti che compongono la raccolta Vuoi star zitta, per favore? sono scene di vita tratte dalla quotidianità, a cui molti di noi credo abbiano assistito o vissuto. Non ci sono supereroi o personaggi fantastici, c’è la routine di una vita monotona, il cui grigiore viene a volte interrotto da un fatto appena un po’ più grave di quanto ci si possa aspettare.

Quelle descritte da Carver sono esistenze in sé piuttosto anonime, ma che nascondono una specie di tragicità, che poi altro non è che la vita stessa. La vita che emerge dai racconti di Carver è quello che tutti noi viviamo, ma da cui vorremmo scappare: pagare debiti e bollette, litigare con la moglie, con il vicino, perdere il lavoro o averne uno disgustoso e così via. E non ci sono mai finali, né belli né brutti, la narrazione costantemente introduce il lettore in un ambiente, lo catapulta in una storia, gli fa incontrare molti dettagli e lì lo lascia, con il dubbio di un finale aperto e pieno di possibilità e interpretazioni. Ventidue racconti slegati ma omogenei, pieni di fascino, scrittura pulita e precisa, situazioni inquietanti: un libro magnifico.

5- “Lucertola” – Banana Yoshimoto, 1993

Banana Yoshimoto ha la capacità di prenderti per mano e farti immergere nella cultura giapponese, così distante da noi. Non lo fa in maniera enciclopedica, ma ti rende partecipe del contesto culturale semplicemente raccontandoti una storia. Lucertola è un libro di poche pagine e di una serie di racconti, 6 per l’esattezza, in cui i protagonisti sono sul punto di cambiare. Si ritrovano proprio lì, sull’orlo del precipizio. Sai che si butteranno, ma la scrittrice ti porta dolcemente a capire il perché, raccontandoti la storia pregressa di ognuno di loro. Ed il cambiamento è uno di quei cambiamenti positivi che permettono ai protagonisti di uscire dallo status quo in cui indolentemente stavano vivendo.

Lucertola di Banana Yoshimoto è un libro che parla di cambiamento con spirito positivo: si tratta di un cambiamento che diventa speranza, di un tipo di novità che fa entrare una brezza fresca nella nostra vita.
A volte il cambiamento è profondo e frutto di molti anni, come nel caso dell’ultimo racconto. Altre volte è qualcosa di cui si accorge all’improvviso, anche se è sempre frutto di piccoli passi lenti che sono stati compiuti nel corso della nostra esistenza. La scrittura di Banana Yoshimoto è una carezza che si poggia su una ferita che brucia.

Serena Zoe Lombardi
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Serena Zoe Lombardi
Nata nel 1995, curiosa e sognatrice, capisce di voler insegnare vivendo una grande e sofferta storia d’amore con il latino e greco. Laureata in Lettere Antiche tra passione e lacrime, mentre insegue il suo sogno legge, canta, si commuove (spessissimo) e chiacchiera con chiunque le si pari davanti.