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Il Fantacalcio come racconto di una generazione: “Il prossimo anno non contatemi”, di Giuseppe Maria De Maio

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Edoardo è un ragazzo come tanti. Partecipa al Fantacalcio con gli amici di sempre fin da quando era poco più che un bambino, e non si limita a questo. È il classico “organizzatore”, colui che imbastisce le aste, che riempie i gruppi Whatsapp a tema e che il primo settembre conosce già a memoria le rose delle tre neopromosse. Le vicende fantacalcistiche di Edoardo e del suo gruppo di amici si mescolano senza soluzione di continuità agli eventi della vita quotidiana (del resto, come può una fidanzata proporre un’uscita fuori quando c’è Cagliari-Sampdoria?). Fino ad arrivare addirittura a condizionarne pieghe e rapporti, ad assumere i contorni di una totalizzante ossessione. E poi i contrattempi, gli amori, i dubbi, le scelte di vita anche dolorose. Il tutto senza mai perdere di vista una serie di regolette semiserie, tra cui la numero 23: “Il Fantacalcio è una scusa per stare insieme”.

C’è molto di Edoardo in Giuseppe Maria De Maio, il giovane autore di “Il prossimo anno non contatemi“, romanzo edito da Urbone Publishing, casa editrice irpina specializzata in pubblicazioni a tema sport. Un romanzo, quello dello scrittore in erba avellinese appassionatissimo di sport, che ricalca in tutto e per tutto le sue esperienze autobiografiche. E che rappresenta in un certo senso una novità nel panorama letterario italiano. Come lo stesso autore sottolinea nella nostra intervista esclusiva. “Nel panorama delle pubblicazioni a sfondo sportivo esiste molta manualistica, ma c’è poco spazio per il romanzo” – sottolinea.

Vero. Anche se, a dir la verità, in questo fresco e coinvolgente romanzo di formazione il Fantacalcio, come lo sport, è più che altro un pretesto. È il racconto del passo di un’intera generazione, spesso immersa in un vortice di frenesia eppure restia a rinunciare ai suoi riti, alla sua ricerca implicita di un senso universale nel particolare. Soprattutto se il particolare è il Fantacalcio. Se spesso infatti si richiama la funzione rappresentativa del calcio come metafora di scontri tra fazioni, o come metafora dell’esistenza stessa, spesso non da meno è “il gioco del demonio”, l’eloquente sottotitolo che lo scrittore Marco Marsullo ha scelto per definire cosa sia il Fantacalcio.

Ma il romanzo è anche e soprattutto un richiamo ad un valore che, nonostante tutto, resta universale: quello dell’amicizia. E ciò risulta quantomai evidente nel finale, nel quale è proprio l’amicizia a configurarsi come il senso ultimo di un’esperienza collettiva che il Fantacalcio ha contribuito notevolmente a cementare.

Dunque, Fantacalcio come racconto generazionale, come compagnia, come insegnamento, perfino come catarsi, come chiusura di un cerchio. E “chiusura di un cerchio”, del resto, è proprio l’espressione che l’autore usa per riferirsi non solo al finale, ma al romanzo in generale in relazione alla sua esperienza personale. “Continuo a partecipare al Fantacalcio, ma non con la stessa immedesimazione ed enfasi di qualche anno fa”. Curiosa è anche la genesi dell’efficacissimo titolo, una frase che qualsiasi fantallenatore avrà pronunciato almeno una volta nella sua vita. “Mi imbattei per caso in un commento ad un post social sul fantacalcio di un ragazzo che scrisse la frase “il prossimo anno non contatemi”. Evidentemente riferendosi a qualche disavventura fantacalcistica. Mi piacque a tal punto da sceglierla come titolo del mio romanzo, era perfetta”.

L’autore, che ha in cantiere un secondo romanzo (“ma non parlerà di fantacalcio“, sorride, ndr), nella sua bio social ha fatto sua la famosa massima di Nereo Rocco “in campo come nella vita”. Nel suo romanzo, il gioco e la vita tendono a confondersi fino a diventare indistinguibili, fino al disorientamento. Fino ad occultare quale sia, tra le due cosa, quella che determina la forma dell’altra. Fino a un certo punto, perché poi, come Giuseppe/Edoardo ammette, “arriva un momento in cui bisogna mettere da parte anche il gioco”. Ma ne siamo davvero sicuri?

 

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