Alfonso Nadiani
Interviste

Teatrando in romagnolo – Alfonso Nadiani e gli “Amici del Teatro”

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Alfonso Nadiani è nato nel 1955 a Cassanigo di Cotignola (Ra). Filodrammatico appassionato, ha fondato la Compagnia teatrale “Amici del Teatro” che allestisce spettacoli ed eventi volti a tutelare e valorizzare il dialetto romagnolo. Con la collaborazione di alcuni attori della compagnia, ha prodotto una serie di video raccolti in una serie chiamata “Romagna Slang”, che è stata riconosciuta e premiata vincendo il “Premio Guidarello“. Tra le altre cose, Alfonso organizza corsi di dialetto romagnolo a Faenza, molto apprezzati e partecipati da un pubblico vario. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo per conoscere la sua storia ed apprezzare il suo impegno e dedizione nella valorizzazione delle sue radici ed origini.

Buongiorno! In questo momento particolarmente difficile per le arti e la cultura, siamo felici di raccontare la sua storia e della sua attività di attore. Come descriverebbe il suo percorso di attore e artista?

“Il mio amore per il teatro è nato nel piccolo teatrino del paese di Cassanigo, dove fin dagli inizi del ‘900 si svolgevano alcune attività filodrammatiche, a cui da bambino ho partecipato. La forte passione per questa forma d’arte mi ha spinto a fondare la Compagnia “Amici del Teatro” di Cassanigo nel 1975.

Da allora l’attività non si è mai fermata – tranne che in questo nefasto periodo – e anno dopo anno la Compagnia è sempre migliorata, vincendo premi e replicando numerosissime volte le sue commedie. Il gruppo teatrale, specializzato nel teatro dialettale romagnolo, è composto per la maggior parte da attori locali, che spesso vi entrano a far parte dopo aver partecipato ai laboratori di animazione teatrale da bambini, che fungono da vivaio per la compagnia maggiore.”

Quali sono i luoghi della sua terra ai quali è più legato o che sono fonte di ispirazione per la sua attività?

“Come si sarà capito sono molto legato alla Romagna e a Cassanigo, infatti la maggior parte delle mie commedie sono ambientate in case, cortili e luoghi con nomi ben identificabili di realtà esistenti negli anni 50/70, quando il dialetto veniva parlato da tutti.”

In che modo cerca di riportare in vita il dialetto romagnolo? Quale pensa sia l’importanza di mantenerlo vivo e trasmetterlo alle nuove generazioni?

“In questo ultimo periodo della vita sto dedicando anima e corpo alla diffusione e alla salvaguardia del dialetto romagnolo. A questo proposito, ho ideato a una serie di 90 spot sui modi di dire dialettali, interpretati da me e da elementi della mia Compagnia. La serie è visibile sul Canale You tube “Romagna Slang. Questa iniziativa è stata ideata dall’Istituto F.Schurr di Ravenna ed si è rivelata una modalità utile per trasmettere alle nuove generazioni l’importanza delle proprie origini e dell’identità romagnola.

Sempre con lo stesso obiettivo, ho organizzato dei corsi di dialetto a Faenza, che sono stati partecipati con molta curiosità ed interesse, anche da numerosi giovani. A febbraio ho terminato il corso con la rappresentazione da parte di bambini di Cassanigo di un atto unico tutto in dialetto. I bambini imparano molto velocemente il dialetto, ma purtroppo non lo parlano a casa: si è persa la generazione “di mezzo”, si spera nell’aiuto dei nonni!”

Qual è lo spettacolo di cui va più fiero?

“Lo spettacolo di cui vado più fiero è la riduzione in dialetto romagnolo della favola di Pinocchio. L’ho intitolata “Pipinè: stòria d’un buratè!” e ambientata a Cassanigo alla fine dell’800. Si è trattato di un lavoro immane: 30 fra attori e tecnici, una decina di bambini che parlavano in dialetto, 8 cambi scene con fondali dipinti a mano dalla pittrice lughese Mara Babini, musiche ed effetti speciali. Un mio sogno realizzato!”

Cosa significa per lei il teatro? Quali valori gli attribuisce?

“Il teatro amatoriale, se fatto bene, ha solo dei benefici, è aggregativo ed educativo, insegna ai giovani a muoversi, parlare e nel nostro specifico caso mantiene vivo il dialetto e fornisce una prospettiva sui modi di vivere di una volta.”

Cosa ne pensa della crisi del mondo della cultura, già in atto da tempo e aggravatasi in modo evidente a causa delle misure governative prese per contrastare la pandemia?

“Non entro nel merito delle misure prese durante questa pandemia, perché non è stato facile per nessuno farvi fronte. Anche noi avevamo cominciato a preparare qualcosa, ma credo per il momento sia meglio aspettare. D’altra parte noi filodrammatici fortunatamente non sentiamo molto le conseguenze economiche: il mio pensiero va invece a tutti gli operatori dello spettacolo che vivono un momento (ormai 1 anno) drammaticissimo!”

Vuole lasciare un messaggio ai nostri lettori e in generale a tutti gli amanti della cultura?

“Concludo con un messaggio di speranza, augurando che presto si torni alla normalità, dicendo “coraggio!”  a tutti i teatranti. Agli spettatori dico: non dimenticateci! Appena si potrà correte a Teatro!

Il teatro è la poesia della vita!”

Irene Ferigo

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