Roberto Benigni discorsi belli
Cultura

Giù le mani da Roberto Benigni: i 5 discorsi più belli

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Per cosa è famosa l’Italia nel mondo? Pizza, mafia, mandolino e Roberto Benigni.

Roberto Benigni, nato oggi 68 anni fa, è un genio, e chi afferma il contrario mente (o semplicemente rosica). Geniale nel suo essere spontaneamente teatrale, Benigni è ovunque quando si vuol far fare all’Italia bella figura: questo è forse il motivo per il quale alcuni storcono il naso. C’è chi lo ama e chi invece si è stufato e preferirebbe cambiar aria (ché il caro Roberto, per alcuni, puzza di vecchio) appellandosi alla solita storia dell’avanguardista, del trasgressivo che poi si “vende” e sfocia nel banale, nel nazionalpopolare e nel forzato.

Se anche così fosse, viva il nazionalpopolare. Perché Roberto Benigni, che è comico, attore e regista, ha un grande merito: ha reso la cultura un “canale” accessibile a tutti.

Benigni ha la capacità che hanno solo i grandissimi di divulgare concetti profondi umanizzandoli, rendendoli quotidiani e spendibili: quello che ogni insegnante vorrebbe saper fare. Con le sue apparizioni, ha incollato alla tv milioni di italiani raccontando a modo suo temi pesanti e impegnati: il massacro dell’Olocausto, la “Divina Commedia” di Dante Alighieri, il cantico dei cantici, la Costituzione.

Il suo film “La vita è bella” è un capolavoro anche per l’idea geniale di ridicolizzare il male, rifiutandone la crudezza in maniera irriverente ma mettendoci in guardia dai suoi pericoli. Quando parla o recita, il suo entusiasmo è esaltazione del semplice e rende lo spettatore tremendamente soddisfatto anche soltanto di respirare.

Vogliamo fargli gli auguri e ringraziarlo per il suo genio, per la sua irriverenza e per la sua fanciullesca spontaneità mostrandovi i 5 discorsi più belli di Roberto Benigni: i momenti in cui più ci ha fatto ridere, commuovere e pensare.

1. Il discorso del soldato tedesco ne “La vita è bella”

Non possiamo non citare il film di e con Roberto Benigni che si è meritato l’Oscar, “La vita è bella”. La scena più iconica è quella del soldato, ovvero in cui Guido, il protagonista, finge di sapere il tedesco spiegando il “gioco a punti”. Guido trova il modo di sopravvivere alle atrocità dei campi facendo credere al figlio che sia in realtà tutto un gioco, ed è qui che entra in gioco la “sdrammatizzazione dell’Olocausto”. Ed è qui che Benigni crea un’opera d’arte.

2. Il discorso al Parlamento Europeo per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia

“Chiedo scusa per l’ingessatura. Purtroppo in Italia mi è venuta addosso una persona che ha deciso di fare un passo indietro. Mi avevano detto di stare tranquillo, non si muove. E invece…”. Si presenta così Roberto Benigni al Parlamento europeo, con una battuta sul dimissionario Berlusconi: a Bruxelles il comico concede uno show che commuove la platea comunitaria e celebra il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Nel giorno in cui i mercati assaltano l’Italia e la politica non dà risposte, Benigni canta le lodi dell’Italia, il paese della resurrezione. Se non l’avete mai visto, rimediate subito qui.

3. Innamoratevi! La lezione di poesia ne “La tigre e la neve”

Questo monologo (estratto del film “La tigre e la neve” del 2005) è una riflessione talmente bella, commovente e profonda sulla poesia e l’amore che riteniamo giusto riportarla quasi integralmente: non sono necessarie altre parole.

“Non esiste una cosa più poetica di un’altra. La poesia non è fuori, è dentro. Cos’è la poesia? Non chiedermelo più, guardati allo specchio, la poesia sei tu. Vestitele bene le poesie. Cercate bene le parole, dovete sceglierle. A volte ci vogliono otto mesi per trovare una parola. Scegliete, perché la bellezza è cominciata quando qualcuno ha cominciato a scegliere, da Adamo ed Eva. Lo sapete quanto c’ha messo Eva prima di scegliere la foglia di fico giusta? Ha sfogliato tutti i fichi del paradiso terrestre. 

Innamoratevi. Se non vi innamorate è tutto morto. Vi dovete innamorate e diventa tutto vivo, si muove tutto.
Dilapidate la gioia, sperperate l’allegria. Siate tristi e taciturni con l’esuberanza. Fate soffiare in faccia alla gente la felicità. Per trasmettere la felicità, bisogna essere felici e per trasmettere il dolore bisogna essere felici. Siate felici. Dovete partire, stare male soffrire. Non abbiate paura a soffrire. Tutto il mondo soffre. (…) E non cercate la novità. La novità è la cosa più vecchia che ci sia. E se il verso non vi viene da questa posizione, da questa, da così, buttatevi in terra, mettetevi così. E’ da distesi che si vede il cielo. Guarda che bellezza, perché non mi ci sono messo prima?! Cosa guardate? I poeti non guardano, vedono. Fatevi obbedire dalle parole. Se la parola è “muro” e “muro” non vi dà retta, non usatela più per otto anni, così impara! “

4. “Ama e lasciati amare” – I dieci comandamenti

Roberto Benigni, nel spiegare il comandamento “Ama il prossimo tuo come te stesso” lancia uno spunto per ragionare sull’amore e sulla ricerca della felicità come traguardo rivoluzionario, a portata di tutti. Molto toccante il momento in cui declama la poesia di Walt Whitman (come il professor Keating ne “L’attimo fuggente”) dove ricorda Che tu sei quiche la vita esiste, e l’identità, che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso.”

5.  “And the Oscar goes to… Roberto!”

Non possiamo che concludere questa carrellata con la clip più famosa di cui è protagonista Benigni. Il 21 marzo 1999 è la notte in cui Roberto Benigni portò all’Italia tre Oscar (migliore colonna sonora di Nicola Piovani, miglior attore e miglior film straniero) e sul palco del Kodak Theatre fece uno dei più lunghi discorsi della storia dell’Academy facendo ridere e piangere la platea. Dopo l’urlo di Sophia Loren (“Roberto!”), il salto sulle poltrone del teatro, raggiunto il palco con il suo difficile inglese ringraziò tutti, citò Dante, ricordò i morti dell’Olocausto e il piccolo Giorgio Cantarini e mise in scena uno show che ventuno anni dopo tutti ancora ricordano.

Avrete capito dove volevamo arrivare: giù le mani da Roberto Benigni.

Serena Zoe Lombardi
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Serena Zoe Lombardi
Nata nel 1995, curiosa e sognatrice, capisce di voler insegnare vivendo una grande e sofferta storia d’amore con il latino e greco. Laureata in Lettere Antiche tra passione e lacrime, mentre insegue il suo sogno legge, canta, si commuove (spessissimo) e chiacchiera con chiunque le si pari davanti.