proteste Bielorussia 2020
Società

Proteste in Bielorussia: cittadini picchiati e arrestati, continuiamo a parlarne

Tempo di lettura: 7 minuti

La Bielorussia vive ogni giorno una guerra. Altre parole per descrivere ciò che il paese sta vivendo non ci sono. Dalle (fittizie) elezioni del 9 agosto, che hanno visto la riconferma al potere del presidente – o meglio, dittatore – Lukashenko, i cittadini sono scesi in piazza per opporsi a un regime che ogni giorno picchia, violenta e uccide. La normalità è un ricordo lontano in Bielorussia, e noi, che godiamo di questa libertà per cui i bielorussi lottano ogni giorno, non possiamo più restare indifferenti

Noi di Borderlain.it, in collaborazione con l’associazione Fronte Comune di Faenza, abbiamo voluto informarci su quanto sta accadendo, raccogliendo testimonianze di cittadini bielorussi e attivisti della diaspora bielorussa in Italia. Siamo venuti a conoscenza di fatti surreali, che al tramonto del 2020 fa rabbrividire siano ancora realtà

Cercheremo qui di ricostruire passo per passo la situazione, prendendo spunto dalle parole forti e toccanti dei nostri intervistati, cercando di farvi comprendere quanto sia grave ciò che sta accadendo e quanto sia importante parlarne, adesso

Una dittatura di 26 anni

Se c’è una convinzione comune tra gli intervistati è che le cose vanno male da molto tempo. Lukashenko è in carica da 26 anni e ogni volta ha vinto con la stragrande maggioranza dei voti. Vi starete chiedendo come, se ad oggi tutti sembrano essergli contro. Semplice, usufruendo di due armi molto potenti: repressione e ideologia

Un’opposizione vera e propria non è mai esistita in Bielorussia poiché ogni dissenso è sempre stato soppresso brutalmente, con la prigione o con il sangue. 

Alla repressione si accosta un grande lavoro di ideologia: la TV ufficiale dello stato era ed è tutt’ora inattendibile. Per avere informazioni accreditate i cittadini devono affidarsi a media indipendenti (i cui giornalisti vengono quotidianamente arrestati) e ai social media, in particolare canali telegram. E non è un caso che coloro che continuano ad affidarsi a media tradizionali sostengono il governo Lukashenko. 

Lukashenko non è per di più difatti nuovo alla pratica dei brogli elettorali. Già nelle elezioni precedenti del 2006 e 2010 ha falsificato i risultati scatenando anche allora delle proteste che furono brutalmente represse. Ma questa volta, qualcosa è cambiato

Cos’è cambiato?

Cos’è cambiato questa volta da spingere i cittadini a opporsi così fortemente al regime? In primis, i bielorussi sono cambiati. Quest’anno molti bielorussi hanno vissuto le elezioni come un nuovo inizio, la possibilità di ricostruire le basi del loro paese. Questo spirito è nato soprattutto dall’emergenza sanitaria Covid-19. Lukashenko ha costantemente minimizzato la gravità del virus definendolo una psicosi e sostenendo una cura a base di “vodka, sauna e duro lavoro fisico” (solo una delle sue tante affermazioni allucinate).

In questo modo ha ancora una volta confermato il suo cinismo nei confronti dei cittadini e l’assenza e la negligenza del governo. Ed è per questo che le persone si sono mobilitate, lavorando insieme per assistere i medici, organizzando raccolte fondi per reperire il materiale, cucendo loro stessi le mascherine. Così hanno capito che insieme potevano farcela

Ma la loro unione non è bastata, perché con l’arrivo delle elezioni i bielorussi hanno sottostimato un aspetto: se da una parte loro volevano un nuovo inizio, dall’altra parte Lukashenko non l’avrebbe permesso. E con l’ennesimo broglio elettorale ha vinto. Ma questa volta i cittadini non sono rimasti a guardare, hanno preso il destino nelle loro mani e sono scesi nelle piazze, sostenuti dalla tecnologia e la possibilità di condividere in tempo reale la violenza del regime. 

Violenza e repressione, le armi del regime

Ogni giorno nella strade della capitale Minsk (e non solo) si consuma una guerra. Se dalla parte dei protestanti le manifestazioni sono assolutamente pacifiche e trasversali – a prendervi parte sono cittadini di tutte le età e tutti i ceti sociali –  al contrario, gli agenti della polizia, che guarda a caso agiscono col volto coperto oppure in borghese, non esitano a sparare sulla folla con fucili a pompa, disperdere gas lacrimogeni e infliggere violenza fisica su tutti, donne incluse. Ad oggi, sono tantissimi i cittadini arrestati per aver partecipato alle proteste, i quali spesso e volentieri vengono picchiati e lasciati per almeno una decina di giorni nelle prigioni in condizioni disumane.

Ma il regime si è spinto anche oltre. Lo scorso giovedì è stato ucciso Roman Bondarenko, un ragazzo di soli 31 anni, vittima innocente di un sistema che reprimere il “suo” stesso popolo. Roman è stato ucciso dai suoi stessi concittadini, ancora una volta agenti in borghese, per aver lottato e desiderato un futuro migliore per il suo paese.

Quanti Roman devono esserci prima che qualcosa cambi? Quanta sofferenza può ancora tollerare il popolo bielorusso indifeso contro la ferocia dello stato? I cittadini vivono ormai in un clima di pressione costante, con la paura di essere picchiati e arrestati per nessuna ragione. Tutto questo non può essere normale nel 2020.

Un futuro incerto  

Le richieste dei bielorussi sono principalmente tre: le dimissioni di Lukashenko, la liberazione dei prigionieri politici e delle nuove elezioni, libere e trasparenti. Ma tutti gli intervistati sono convinti che fintanto che Lukashenko rimarrà al potere tutto ciò non sarà possibile. Preferirebbe morire piuttosto che dimettersi volontariamente. 

Una domanda sorge dunque spontanea: cosa succederà? Le proteste raggiungeranno il loro obiettivo? Qui gli intervistati non sono tutti d’accordo: c’è chi ha fiducia nelle proteste e pensa che Lukashenko si dimetterà o più probabilmente verrà destituito ma c’è anche chi sostiene che non se ne andrà mai ma che le cose non saranno mai più come prima. Molti hanno concordato sul fatto che la strada per ottenere una Bielorussia libera e democratica è ancora lunga. Ma per ora la richiesta principale resta solo una: la fine delle violenze.

La Bielorussia è oggi una nazione

Al di là delle conseguenze economiche e politiche che le proteste avranno, ciò che è importante sottolineare è che questi mesi hanno rappresentato per il popolo bielorusso una presa di coscienza collettiva. In Bielorussia non vi è mai stata una vera e propria idea di nazione, eppure la crisi economica e sociale, così come quella sanitaria, (dovute alla cattiva amministrazione del governo) hanno dato vita ad una forte unione. Molti dei nostri intervistati sono cittadini bielorussi emigrati in Italia in giovane età che con il tempo hanno perso il legame con il loro paese. Eppure, con l’inizio delle proteste hanno sentito un richiamo alle loro radici e la conseguente esigenza di fare gruppo per diffondere quanto sta accadendo in Bielorussia, al fine di aiutare i loro concittadini in questa lotta. 

Allo stesso tempo, coloro che attualmente vivono in Bielorussia ci hanno confermato questo sentimento di collettività che ha cambiato la percezione dei bielorussi nei confronti della loro terra. Si sono resi conto che la Bielorussia è il loro paese e non è giusto che debbano essere costretti a lasciarlo per trovare prospettive migliori. I Bielorussi si sentono finalmente parte di qualcosa, un sentimento per loro del tutto nuovo

Il popolo bielorusso, finalmente unito, rivendica la libertà di esprimere il proprio dissenso e il diritto di votare contro Lukashenko. I veri risultati delle elezioni mostrano che Lukashenko ha perso: è stata commessa una frode elettorale e lui deve pagare per questo. Per ora l’Unione Europea ha inserito solo cinquantacinque collaboratori del regime sulla lista delle sanzioni. Non è abbastanza.

Come possiamo aiutare da qui?

Vorremmo riportare qualche suggerimento su come anche da qui possiamo fare la differenza e aiutare i bielorussi nella loro battaglia: in primis dobbiamo diffondere quanto sta accadendo il più possibile. A tal proposito, vi invitiamo a seguire la pagina facebook Associazione Bielorussi in Italia “Supolka”, che offre aggiornamenti in tempo reale sulla situazione in Bielorussia.

Ispirati da questo post dell’Associazione Bielorussi in Italia, abbiamo inoltre pensato di lanciare l’#ioscendo, in segno di solidarietà a Roman e a tutti i bielorussi, per invitare tutti voi che state leggendo a fare qualcosa nel vostro piccolo. Che sia condividere questo articolo, mettere mi piace alla loro pagina, mandare una mail al nostro Ministero degli Affari esteri per esortare il nostro paese all’azione, o per mostrare la vostra vicinanza, utilizzate l’hashtag per fare sapere a più persone possibili cosa sta succedendo in Bielorussia

Esistono inoltre dei fondi di solidarietà, quali By_help, By_Sol e INeedHelpby, in cui si possono fare delle donazioni per aiutare coloro che hanno perso il lavoro o che hanno partecipato alle proteste e devono pagare multe salate. Tuttavia, stando a quando riportano alcuni media indipendenti bielorussi il KGB ha emesso una circolare in cui ordina di bloccare i conti correnti dei clienti che hanno ricevuto l’aiuto economico, segno di fino a dove si può spingere il regime. Ciò non toglie che l’informazione è un’arma potente per contrastarlo.

Un messaggio importante…

“La presa di potere in Bielorussia da parte di Lukashenko è stata graduale, per questo non bisogna sottovalutare il populismo, che promuove azioni drastiche indiscriminate. La democrazia non va data per scontato.” Questo è un messaggio da parte della portavoce dell’Associazione Bielorussi in Italia, Ekaterina Ziuziuk, la quale ci tiene a ricordare ad ognuno di noi, abitanti di un paese libero e democratico quale l’Italia, che dobbiamo custodire la democrazia.

 

Borderlain.it ringrazia prima di tutto l’associazione Fronte Comune per averci invitato a fare informazione sulla situazione in Bielorussia. Ringraziamo inoltre il gruppo di bielorussi a Bologna ed Emilia Romagna, l’Associazione Bielorussi in Italia e tutti i partecipanti per aver messo a disposizione il loro tempo e per averci dato la possibilità di dar voce alla loro esperienza, speriamo di averlo fatto nel modo giusto.

Chiara Cogliati
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Chiara Cogliati
Da un anno vive a Venezia dove studia, ogni tanto si rintana leggendo e ogni tanto pensando, anzi spesso, serve per fare tutto il resto. Le piace ascoltare, le riesce meglio che parlare, ma per fortuna sa anche scrivere, un pochino, e allora quello che vorrebbe dire a parole lo scrive, così si diverte.