Alda
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Sono nata il 21 a primavera… Buon compleanno Alda!

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Oggi, 21 marzo, giorno del compleanno di Alda Merini, la vogliamo celebrare a partire da questi versi che nella loro purezza evocano una personalità incompresa, definita spesso controversa, stralunata, folle… che sì, è tutte queste cose, ma anche molto di più.

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

“Il 21 marzo è la festa mondiale della poesia, ma il 21 come inizio della primavera è un caso, primavera è folle perché è scriteriata, perché è generosa. Però incontra anche il demonio. E io l’ho incontrato il demonio. Era il manicomio”.

Poesia è primavera, amore e rinascita

Alda è nata il primo giorno di primavera. Ma che cos’è la primavera se non la stagione dell’amore, dei sensi, della passione forte e incontrollata che conduce lo spirito in luoghi ameni? Questi sono tutti aspetti che ritroviamo nella personalità di Alda, una combattente che di fronte alle avversità, al dolore, alla paura, non smise mai di amare. Anzi, forse fu proprio l’Amore a salvarla, a ridarle la speranza. Speranza che nella poesia è rappresentata dalla preghiera di Proserpina (vv. 9), e che nella vita di Alda si traduce nel dono che le dà la poesia.
Ma la primavera è anche stagione della gioventù. E di questa gioventù Alda si nutrì soprattutto durante la vecchiaia, che per lei altro non era se non “prolungata gioventù”. E per questo la vecchiaia fu per lei tempo felice.

Poesia è innocenza

Alda è innocente, pura. E questa purezza fu linfa vitale per i suoi versi. Guardiamo ancora una volta ai versi della sua poesia: l’espressione “non sapevo” (vv. 2) rimanda a una condizione d’inconsapevolezza. Alda non sa, non capisce e non ha la pretesa di farlo. La poesia le dà la sola possibilità di elaborare, di scogliere in musica ciò che immagina, ciò che vede, ciò che sente, ma senza voler insegnare niente a nessuno. Piuttosto, Alda vuole stimolare il lettore, farlo riflettere su se stesso.
Ci sono tante interviste in cui si può notare una sottigliezza nel comportamento di Alda. Spesso tende a chiudere le frasi con espressioni quali: “Cosa dice? No?”, nel senso di “E lei, cosa ne pensa?”. Alda non si impone con l’autorità di chi crede di aver trovato tutte le risposte, ma con l’innocenza di un bambino che ha bisogno di conferme, di spunti, di stimoli.

Poesia è follia

Ma Alda è anche, e soprattutto, follia. Se non lo fosse stata, non sarebbe riuscita a scrivere nemmeno uno dei suoi versi. La tempesta a cui si riferisce nella poesia (vv. 4) è la follia che si impone senza alcun motivo apparente.
L’innocenza, di cui abbiamo parlato prima, va dunque a scontrarsi con la tempesta, cioè la follia e il manicomio, definito dall’autrice in più sedi come il “demonio”.
La poetessa in “L’altra verità”, diario dell’esperienza del manicomio, si racconta così: “il demente viene considerato “incapace di intendere e di volere”. Eppure, sotto la diagnosi serpeggiava quieta la mia anima dolce, rasserenante, un’anima che non era stata mai tanto luminosa e vitale”. Nella lotta tra innocenza e demonio è la prima a vincere, perché Alda conserva ogni giorno la sua “anima dolce”, che smussa ogni angolosità.

Chiara Cogliati

 

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Chiara Cogliati
Da un anno vive a Venezia dove studia, ogni tanto si rintana leggendo e ogni tanto pensando, anzi spesso, serve per fare tutto il resto. Le piace ascoltare, le riesce meglio che parlare, ma per fortuna sa anche scrivere, un pochino, e allora quello che vorrebbe dire a parole lo scrive, così si diverte.