Trafugazione archeologica
Cultura

Trafugazione archeologica made in Belgio: il tesoro pugliese torna a casa

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‘’Date a Cesare quel che è di Cesare’’ è sicuramente una delle citazioni più famose riguardo la riconoscenza dei meriti. è una massima che si addice perfettamente al caso della Regione Puglia che, negli scorsi giorni, è stata vittima di una vicenda di trafugazione archeologica.

Parliamo di una riconquista di circa 800 reperti archeologici appartenenti al territorio Dauno, confiscati in Belgio per traffico illecito. È qui che mette radici una criminalità insediata tra le rovine, dove le proprie crepe lasciano trasparire nuove indagini.

Il caso Patete

La Puglia, ricca di aree archeologiche, ha perennemente subìto numerosi abusi per quanto riguarda il traffico illecito del proprio patrimonio culturale. Ricordando uno dei tanti: l’acquisto illegale dei Grifoni policromi di Ascoli Satriano (FG) da parte del Getty Museum di Los Angeles, restituiti poi nel 2007.

Nella provincia di Barletta, Andria, Trani (BAT) e quella di Foggia, precisamente in un laboratorio di restauro della zona, Salvatore Patete, funzionario restauratore della Sovrintendenza dell’Archeologia, delle Belle Arti e del Paesaggio del territorio pugliese, ha segnalato prima nel 2015, poi nel 2017, un ‘’frammento’’ sospetto appartenente ad una stele daunia dell’ Area di Salapia, notata in un catalogo di mostre svoltesi all’estero.

Il restauratore ha spiegato come nei suoi quarant’anni di lavoro si fosse ritrovato a riguardare dei cataloghi per studiare i depositi di Trinitapoli. Aveva notato un frammento mancante in una stele esposta a Ginevra e poi a Parigi: questo particolare non poteva sfuggirgli, poiché l’elemento decorativo citato poc’anzi, è attualmente esposto al Museo Archeologico di Trinitapoli. Questa, la scoperta causa di denuncia.

Reperti archeologici- Museo Trinitapoli
Reperti archeologici- Museo Trinitapoli

Il ritorno ‘’a casa’’

Carabinieri, Interpool, Intelligence ed Eurojust, hanno iniziato ad indagare sulla questione finché non sono risaliti ad un facoltoso collezionista belga che aveva acquistato illegalmente circa 800 reperti archeologici appartenenti alla Regione Puglia dal valore di 11 milioni di euro. Confiscati e finalmente rimpatriati in Italia, sono stati riconosciuti e tutelati dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio: stele, anfore, ceramiche indigene, vasi apuli, statuette, ecc., risalenti tra il VI e il III secolo a.C.

Destinazione e Turismo

Il tesoro archeologico finalmente ricongiunto al proprio territorio di appartenenza, è stato collocato al Castello Svevo di Bari, dove attualmente i reperti sono esposti.

Castello Svevo Normanno di Bari
Castello Svevo Normanno di Bari

Insomma, una storia a lieto fine per quanto riguarda il nostro patrimonio artistico- culturale, ricco di bellezze celate dal passato, ma avvolte da un alone di mistero. Con l’augurio che gli episodi di trafugazione si riducano del tutto. Non dimentichiamoci che possiamo conoscere la nostra storia attraverso questi luoghi della cultura, simbolo della nostra identità e fonte di una delle più grandi ricchezze del nostro Paese, il Turismo.

 

A cura di
Antonella Vigorito
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