Moti di Stonewall
Società

51 anni dai Moti di Stonewall: in silenzio non si resta

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Giugno è considerato il mese del Pride, durante il quale le strade e le piazze dei paesi si riempiono di persone che manifestano riguardo i diritti LGBTQ+ e contro le ingiustizie e oppressioni che la comunità subisce ancora.

Ma perché queste manifestazioni avvengono proprio nel mese di Giugno?

I Moti di Stonewall

Era la notte tra il 27 e 28 giugno del 1969 e al bar Stonewall Inn di Manhattan (New York) – ritrovo della comunità LGBTQ+ – la polizia era solita fare delle irruzioni improvvise. Quella notte, però, andò diversamente. Poco dopo l’1:20, come sempre, la polizia fece irruzione e questa volta le persone si opposero.

Si dice che la prima persona che lanciò una bottiglia contro un poliziotto fu Sylvia Rivera, una donna trans che è diventata poi il simbolo della lotta LGBTQ+, insieme a Marsha P. Johnson. Nel 2000, in un’intervista a Radio Onda Rossa, Sylvia Rivera ha raccontato che:

“La cosa più bella di quella sera fu vedere la rabbia sulle facce delle persone picchiate. Avevano il sangue in faccia e sul corpo e non scappavano, tornavano indietro. Continuavamo a tornare indietro perché non ci fregava niente di morire. Volevamo lottare per quello in cui credevamo: era la nostra sera. […] Vedere, il giorno dopo, la bellezza della mia gente libera ha significato tantissimo per me.”

I Moti di Stonewall furono la scintilla che fece scattare manifestazioni e proteste in altre parti del paese e, in seguito, del mondo. Per ricordare questo avvenimento, Giugno è stato scelto come il mese del Pride.

Inoltre, la persona che ha reso popolare la parola “Pride” è stata Brenda Howard. Conosciuta anche come la “madre del Pride”, era un’attivista bisessuale, femminista, poliamorosa e BDSM praticante.

Il primo Pride in Italia

La prima manifestazione pubblica LGBTQ+ avvenne il 5 aprile 1972, a Sanremo, per protestare contro il “Congresso Internazionale sulle devianze sessuali”. Alla manifestazione parteciparono circa 40 persone. Il primo evento, però, strettamente legato al Pride fu il sesto congresso del Fuori! (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) a Torino.

Nel 1994, a Roma, si svolse il primo Pride nazionale e ufficiale organizzato dal Circolo Mario Mieli insieme all’Arcigay e dove parteciparono oltre 10.000 persone.

Da allora i Pride vengono organizzati ogni anno in tante città d’Italia. Nel 2019, ad esempio, sono state 39 le città che hanno organizzato la manifestazione.

Il Pride è una protesta

Non è una festa, come pensano molte persone, ma si tratta soprattutto di protestare contro le violenze, le discriminazioni e le oppressioni. Contro una società che continua a non rispettare e tutelare le persone LGBTQ+.

Il 14 giugno l’attivista egiziana Sarah Hegazi si è suicidata. Sarah era stata arrestata nel 2017 per aver sventolato una bandiera arcobaleno durante un concerto. Durante i 2 mesi di prigionia, ha subito violenze mentali e fisiche. In seguito al suo rilascio su cauzione, ha chiesto asilo in Canada, dove ha continuato a fare attivismo. Prima di morire, ha lasciato un messaggio:

“Ai miei fratelli, ho provato a sopravvivere ma ho fallito. Ai miei amici, l’esperienza è stata dura e io ero troppo debole per lottare. Al mondo, sei stato davvero crudele, ma io ti perdono.”

Recentemente, invece, Trump ha abolito le norme che vietavano di discriminare le persone trans* in ambito sanitario. Mentre la Corte Suprema ha affermato che è vietato licenziare una persona a causa del suo orientamento sessuale o dell’identità di genere.

Questi sono solo alcuni dei motivi per cui, ancora oggi, il Pride è importante. È necessario per raggiungere alcuni traguardi, come la sentenza della Corte Suprema.
Il Pride è attivismo, è urlare forte la rabbia e la stanchezza di dover combattere contro una società che non riconosce totalmente le persone LGBTQ+.

Ma, nonostante tutto, in silenzio non si resterà mai, perché nel 1969 delle donne trans e nere hanno combattuto per questo e, come loro, non si smetterà mai di combattere per un mondo più giusto.

Articolo a cura di:
Sara Najjar
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Sara Najjar
Studentessa di pedagogia, vive nell’hinterland modenese. Adora i gatti, le serie tv, la musica indie, la poesia e la scrittura. Per Borderlain partecipa agli eventi e approfondisce le tematiche a sfondo sociale e attuale principalmente legati al mondo della comunità LGBTQ+ e del femminismo intersezionale.