La Sirenetta
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La Sirenetta: il racconto di Hans Christian Andersen tra fiaba e realtà

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Il 7 aprile 1837 Hans Christian Andersen pubblicava una delle fiabe più conosciute e più amate da grandi e piccini: La Sirenetta. 

Tutti coloro che sono nati dopo il 1989 probabilmente sono entrati in contatto prima con la versione Disney di questa storia: granchi e gabbiani parlanti, atmosfera da musical e, ovviamente, un lieto fine, dove il bene e l’amore trionfano. Ed è per questo che la scoperta della versione originale scritta dal danese e la sua conclusione hanno causato traumi infantili non indifferenti.

C’è da dire che è un po’ il destino di qualunque versione originale di una fiaba: atmosfere gotiche e grottesche e finali che lasciano un po’ l’amaro in bocca. Eppure accettare che La Sirenetta di Andersen alla fine non sposi il principe e inoltre si trasformi in schiuma di mare è difficile.

Perché Andersen, perché?

Tra fiaba e realtà

Dovete sapere che Andersen, a differenza dei suoi colleghi Grimm, non ha semplicemente raccolto le storie popolari della sua Danimarca, fino a quel momento, tramandate oralmente. Andersen ha attinto dalla tradizione folkloristica e, arricchendola con la sua esperienza personale, i suoi sogni, le sue speranze e le sue delusioni, ha creato dei racconti inediti, diventando il primo vero autore di fiabe. 

Un amore non corrisposto

La Sirenetta è probabilmente la fiaba che più di tutte si rifà alla vita dello scrittore. Celato, dietro a figure mitologiche e atmosfere fiabesche, si nasconde un episodio particolare vissuto da Andersen. Il danese si innamorò del giovane Edvard Collin e in una lettera gli scrisse:

“i miei sentimenti per te sono quelli di una donna, la femminilità della mia natura e la nostra amicizia devono rimanere un mistero”.

Collin non ricambiò questo amore e nel 1836 si sposò con una donna. Distrutto dalla notizia Andersen sfogò il suo dolore in una delle sue fiabe meglio riuscite, La Sirenetta appunto. 

Ed ecco che la fiaba della creatura metà donna e metà pesce assume tutt’altra luce: la protagonista, similmente al suo creatore, si innamora di un umano, una creatura diversa da lui; per amore rinuncia alla sua voce e nonostante non sia ricambiata, per amore si sacrifica, trasformandosi in schiuma di mare. 

La Sirenetta

Come la sua Sirenetta, Andersen si sente diverso, per via della sua omosessualità, non accettata nella sua epoca. Per questo motivo deve rinunciare alla sua voce, non potendo esternare i suoi veri sentimenti. 

Il potere delle fiabe

La tragica fine della Sirenetta è sicuramente sintomo del cuore spezzato di Andersen. Ma in fondo la fiaba, come genere letterario destinato principalmente all’infanzia, ha il potere di rappresentare le paure più profonde dell’inconscio umano e successivamente di esorcizzarle. La morte della Sirenetta è catartica ed effettivamente il racconto non si conclude così. Il sacrifico della Sirenetta viene premiato: da schiuma di mare viene trasformata in uno spirito dell’aria, destinato a compiere buone azioni per trecento anni. Solo dopo questo periodo potrà ottenere la tanto agognata anima che le permetterà di accedere al Paradiso e, perché no, ricongiungersi all’amato, in un mondo dove la diversità non è contemplata.

Insomma, a distanza di quasi duecento anni, Andersen e la sua Sirenetta continuano ad insegnare e a farci sognare. 

Sara Tocchetti
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