La setta dei poeti
Interviste

“La setta dei poeti estinti”: la letteratura ad ogni mezzo

Tempo di lettura: 4 minuti

“La letteratura, come tutta l’arte, è la confessione che la vita non basta” ha detto Fernando Pessoa.

Nel tempo che la pandemia e le sue misure emergenziali ci hanno riconsegnato sottraendoci ai ritmi forsennati delle nostre routine, in molti hanno riscoperto il gusto della lettura. Per altri, invece, la letteratura, lungi dall’essere un ripiego, ha sempre rappresentato una necessità. “La non-poesia è la follia”, per usare un’espressione “bukowskiana“.

È il caso de “La setta dei poeti estinti“, non solo circolo ma anche progetto letterario; anima antica in mezzi moderni. Ispirata da “L’attimo fuggente” di Peter Weir, infatti, l’idea nasce su Facebook nel 2013 per poi diventare una tra le maggiori realtà in tema di letteratura a livello nazionale, tanto on-line quanto offline.
L’obiettivo è quello di sfruttare l’efficienza nuovi canali di comunicazione per offrire uno spazio dedicato alla letteratura, fare rete e promuovere la cultura.

Come? Con la scoperta di nuovi autori e, soprattutto, la ri-scoperta dei grandi del passato. Da Catullo ad Alda Merini, da Pasolini a D’Annunzio; decine sono gli autori trattati, riletti, studiati negli incontri dal vivo – con location suggestive in diverse parti della Penisola a fare da cornice – per assaporare il gusto della loro ritrovata attualità.

E i mezzi ci sono: un sito web, canali social che hanno sfondato il tetto dei 283.000 followers complessivi e decine di incontri dal vivo divenuti, nel tempo, sempre più partecipati.

La setta dei poeti

Abbiamo incontrato Emilio Fabio Torsello, giornalista nonché ideatore e coordinatore del progetto, che ha gentilmente acconsentito a scambiare due chiacchiere e rispondere a qualche domanda.

In che modo le vicissitudini de “L’attimo fuggente” hanno ispirato il vostro progetto?

Nel film l’Attimo fuggente si racconta un modello educativo alternativo che per certi aspetti sovverte la regola mettendo in prima posizione la soggettività del lettore rispetto al testo.
Certo, il lettore deve avere delle forti categorie culturali strutturate per non travisare i testi, ma è l’occhio e l’interpretazione di chi legge a valorizzare le opere.
In questo senso, il nostro progetto vuole valorizzare i testi attraverso la divulgazione, attraverso la possibilità di tornare su libri magari dimenticati, riscoprendoli alla luce di questo nostro presente.

Esiste, dunque, una filosofia di fondo che vuole essere denominatore comune di tutte le vostre attività?

Nessuna filosofia. Esiste il valore della cultura intesa anche come mezzo interpretazione del mondo e riscoperta di sé stessi. Esiste la bellezza della poesia e della letteratura come motori di una conoscenza superiore e universale dell’uomo.

Come si è passati da una pagina Facebook a un progetto letterario? Come la pensate sul rapporto tra piattaforme social e la cultura? La vostra esperienza pare positiva…

Il progetto letterario è nato prima su Facebook poi si è concretizzato in incontri fisici di persona, e infine è approdato anche su Instagram e TikTok. L’intreccio non è casuale, dato che ormai i social sono uno strumento con cui interagiamo tutti i giorni, con cui manteniamo le relazioni, e che utilizziamo per informarci e scoprire nuovi eventi.

Abbiamo abbandonato la comunicazione classica, basata sui comunicati stampa e sui giornali, proprio perché i social sono ormai un veicolo più diretto e immediato, alla portata di tutti, che può e deve assolutamente essere sfruttato anche dal settore culturale per rivolgersi direttamente agli utenti.

La pandemia ha impattato in maniera terribile tutto il settore della cultura che ha dovuto reinventarsi nei limiti del possibilità attuali. Come sono andate le vostre iniziative?

Nei mesi di lockdown, tra marzo e giugno 2020, consapevoli del valore della cultura come supporto e sostegno nei momenti difficili, abbiamo deciso di dar vita a una serie quasi quotidiana di incontri in diretta sui social, arrivando a impegnarci in oltre 200 dirette. Abbiamo raccontato autori, opere, intervistato scrittori, editori, critici, attori.  Il tutto per sostenere con la bellezza della parola e della Cultura, quanti stavano affrontando un momento di crisi come il lockdown per il Covid.

Chiaramente anche i nostri incontri dal vivo si sono dovuti fermare; abbiamo però colto l’opportunità dei social network per mantenere il rapporto e la relazione con quanti prima ci seguivano negli eventi cosiddetti “fisici”. Nonostante il lockdown, siamo stati chiamati da diverse realtà a partecipare a iniziative in streaming che ci hanno permesso di continuare a divulgare letteratura.

È bello vedere, in questi tempi di comunicazione spicciola, un progetto letterario affermarsi e radicarsi in tante città italiane. Come ne immaginate la continuazione? Quali gli obiettivi di breve e medio termine?

Grazie alla divulgazione fatta sui social network, il progetto nonostante la pandemia ha conosciuto una notorietà prima impensabile. I prossimi passi dunque ci piacerebbe fossero di presenza, tornando quindi alla bellezza degli eventi dal vivo e al rapporto diretto con quanti ci seguono già sui social. Abbiamo già attivato diversi contatti in questo senso, speriamo solo che la pandemia ci dia la possibilità di ricominciare.

Ringraziamo Emilio per la disponibilità e la gentilezza, oltre che augurare a tutto il progetto una buona fortuna per gli impegni a venire

A cura di Enzo Panizio
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Enzo Panizio
Vive a Bologna, dove si è laureato in Giurisprudenza con tesi su privacy e data protection. Da sempre appassionato di letteratura e scrittura creativa, ha iniziato con le rime appena in grado di leggere. Gli piacciono l’arte in tutte le sue forme, le tematiche sociali, lo sport e l’odore della carta stampata. Per questo, nel tempo libero, non ha tempo libero.