Body Shaming
Società

Danae Mercer: la giornalista che ci insegna riappropriarci del nostro corpo

Tempo di lettura: 3 minuti

Rendere normale ciò che “socialmente” è inaccettabile è possibile? 
Sicuramente non è semplice. Viviamo in una società basata su rigide norme a cui tutti  siamo chiamati ad uniformaci: grasso è il male, l’imperfezione non può esistere, e se sei una donna depilati anche i peli che non sapevi di avere.
Queste sono solo alcune delle tante leggi non scritte che riteniamo normali. Esserci cresciuti assieme infatti ci ha portato ad assumerle come verità e con il tempo sono diventate il filtro attraverso cui noi guardiamo la realtà.
Allora è impossibile che le cose cambino?
No la società muta. Noi cambiamo e (forse) riacquistiamo qualche neurone in più (sempre che nel frattempo non siano dimagriti troppo) e in realtà c’è già chi sta cercando di farlo. 

Danae Mercer: chi è?

Si chiama Danae Mercer ed è una giornalista di trentatré anni che negli ultimi tempi ha fatto parlare molto di sé. 
Dopo aver, per due anni, lavorato all’interno del mondo delle riviste di fitness e di bellezza, ha scelto di cambiare prospettiva e di scardinare dalle fondamenta un sistema in cui non si ritrovava. 
Pubblica foto ma lo fa mostrando come si realizzi quella perfezione di cui i social sono ormai diventi la roccaforte. Danae infatti mette a confronto una foto così come appare su Instagram e una seconda in cui invece si rappresenta come è davvero, mettendo così a nudo il meccanismo malato che ci porta a mostraci sempre perfetti per non trasgredire i canoni.
Il suo scopo?  Mostrare un’imperfetta normalità che tutti noi conosciamo ma che nascondiamo dietro i filtri perfetti di social che mai sono la vita reale.

Un messaggio fondamentale

Danae lancia quindi un messaggio potente. Esso non è sintetizzabile nella solita frasetta usata dai grandi marchi per promuovere una “body positivy” all’acqua di rose per cui “Siamo tutte belle così”. La bellezza (anche se la società ci urla dietro il contrario) è un fattore soggettivo, e poi: vi interessa davvero essere il cadavere più bello del cimitero?
Danae con le sue foto ci ricorda invece che il nostro corpo merita rispetto. Ci ricorda che la perfezione non è il prezzo da pagare per vivere, e soprattutto smonta pezzo per pezzo una perfetta bugia creata a misura di social.
Con le sue foto Danae Mercer fa tutto questo e in realtà molto di più, perché ci mostra una necessità che abbiamo tutti: quella di riappropriarci del nostro corpo.  

Il nostro corpo è davvero “nostro”?

In questa società il nostro corpo spesso non ci appartiene.
A
ppartiene piuttosto ad una forma mentis sociale, la quale detta legge e mette alla berlina chiunque non si adegui.
Quando hai qualche chilo in più tutti si sentiranno in diritto di esprimere un giudizio.
Se vogliono far finta di essere educati (spoiler: non lo sono) faranno seguire il commento da “è per la tua salute”; se invece non li interessa neppure far finta, non avranno problemi a darti della balena. 

Essere sovrappeso significa che il tuo corpo è per molti “suolo pubblico”, e neppure c’è il cartello “vietato calpestare”.
Così spesso quei giudizi si prendono il tuo corpo, diventando anche il tuo metro di giudizio.
D’altra parte non rientri nei canoni: è il “prezzo” che ti è chiesto di pagare. 

Se invece si è magri si è salvi dalle critiche e dagli sguardi indiscreti, ma può anche essere un’arma a doppio taglio.
Sì, perché se rientri nei canoni avrai, probabilmente, anche paura ad uscirne.
Così quando si è magri il corpo (spesso) diventa preda della paura di ingrassare. Paura che spinge a salire sulla bilancia sperando di non aver preso peso, e paura che costringe a diete non per arrivare al proprio peso forma ma per avere “la pancia piatta”.

Il nostro corpo non ci appartiene, e non ci apparterà finché continueremo a giudicarlo e a modellarlo non secondo ciò che ci fa stare bene, ma in base a ciò che Instagram ci impone.
È questo il messaggio che Danae Mercer  fa passare attraverso le sue foto, foto che non l’hanno preservata da critiche. 

Internet non perdona

Al netto dei suoi follower (1,5 milioni) infatti c’è chi invece non ha esitato a sputare veleno quando, su Instagram, Radio DEEJAY ha pubblicato una delle foto di Danae per valorizzarne il lavoro.
“Vomito” ha scritto con “gentilezza” un utente. “A trentatré anni sta messa peggio di mia nonna” ha scritto un altro; dando così dimostrazione di come la macchina social non perdoni nessuno e sia in grado, con un solo click, di gettare veleno  su chi a lei non si adegua. 
Eppure finché progetti come quello di Danae esisteranno, esisterà anche la speranza di cambiare le cose perché davvero (in fondo) non è impossibile.  

Miriam Ballerini 
Leggi anche- Lo sciacallagio mafioso (e non solo) che brama disgrazie
Ti sei perso il “Cronache di un Borderlain” di questo mese? CLICCA QUI

Leave a Response