appennino bolognese
Bon Voyage

Vacanze indolore: un poetico tour nell’Appennino bolognese – Parte seconda

Tempo di lettura: 4 minuti

Rieccoci qua, pronti per un nuovo tuffo nell’Appennino bolognese.
Come abbiamo visto la volta scorsa, si tratta di un territorio ricco di piccoli tesori nascosti, adatto sia per una poetica fuga dell’ultimo minuto, sia per un becero sabato sera a suon di salumi e vino rosso.

Ma non si vive di soli sgarri alimentari. La natura brulicante e le camminate nel folto dei boschi stimolano il salutismo (soprattutto nei primi giorni di dieta, beata ingenuità!), e in un inguaribile animo romantico producono riflessioni e creatività.

Come unire queste due anime? C’è vita oltre il maiale?

Ebbene sì. Accanto alle salde tradizioni, convivono nuove attività o rielaborazioni del classico. Contrariamente a quel che si potrebbe pensare, è infatti una zona piuttosto aperta agli stimoli, o quantomeno incuriosita dal nuovo.

Azienda Agricola Dell’Ortica

Claudio e Stefania sono due bolognesi DOC. Dopo una vita in città, decidono per stimoli nuovi ed un ritmo di vita più naturale: nasce così l’Azienda Agricola Dell’Ortica.

Luogo scelto per questa nuova avventura è uno dei tanti cocuzzoli di Savigno (Valsamoggia), solcato da venti dolci e con vista panoramica sulle vallate circostanti.
Piante decorative, officinali, aromatiche, piccoli frutti, il tutto ottenuto con i metodi dell’agricoltura biologica. In più, non manca un piccolo orto per l’auto sostentamento.

Buona parte dei prodotti della terra viene destinato a confetture (ottima quella alla rosa antica!), tisane, oleoliti ed altro ancora, mentre la parte restante viene venduta sfusa. Potete trovare il tutto presso mercatini e fiere, ma perché non approfittare della vendita diretta per conoscere più da vicino la loro realtà?

Vi accoglieranno con un sorriso, tra un duro lavoro di campagna e l’altro. Se siete sfacciati e non resistete ad un piccolo tour della loro azienda, saranno così gentili da accogliere la vostra richiesta, ma non approfittatene! C’è infatti modo di esplorare con più calma e completezza, rispettando i loro ritmi, e dunque anche quelli della natura.

Non vogliamo svelare troppo, né sopratutto commettere errori imperdonabili: per saperne di più c’è il completissimo sito già linkato, la pagina Facebook e sopratutto il notevole account Instagram curato da Claudio in persona!

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Bio Agriturismo Corte D’Aibo & co.

A questo giro, vogliamo proporre un’ideale percorso a chi ha una mezza domenica libera o vuole trascorrere ore romantiche.

Si parte con l’Eremo di Tizzano, a Casalecchio di Reno, sul limitare del cemento a catena di montaggio. Un santuario alle spalle (in maggio i festeggiamenti per il Crocefisso – una crescentina e un bicchiere di plastica di Lambrusco in un’atmosfera unica), Bologna miniaturizzata davanti, voi in mezzo in un grande spiazzo erboso.

Da poco tempo non è possibile rimanere oltre le 19, ma questo giova al nostro itinerario. Mood classico: telo, birrette fresche, chitarra. Ma poi non lasciate tracce, mi raccomando.

Se siete da vino, poco più in là trovate l’Azienda Agricola Tizzano dove far tappa.

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Spostiamoci, e a mezz’ora di auto troviamo l’Abbazia di Monteveglio e il suo parco regionale. La chiesa sorge nel cuore di un borghetto d’atmosfera, ed è incastonata in uno scenario naturale pieno di possibili itinerari.

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Il top sarebbe raggiungere a piedi la prossima meta: la distanza è fattibile e il percorso esiste. Ma non possiamo chiedere troppo a chi sta sfidando il sole da qualche ora, con sicuramente già dell’alcool in corpo.

Decidete voi, in ogni caso il Bio Agriturismo Corte D’Aibo è lì che vi aspetta. Adattissimo per coppiette: vista poetica su colline circostanti, menù sul raffinato e vegetariano (ma non fighetto a tutti i costi, le origini rustiche non si cancellano), conto un po’ più alto della media ma senza esagerare (e le apparenze sul vostro conto in banca saranno salve).

I vini sono di loro produzione, e le vigne sono tutte attorno l’agriturismo. Assolutamente consigliato il Rosé, in vendita solo qui.
Se volete esagerare, potete anche farvi un bagno nel loro meraviglioso biolago (questo prima della mangiata, però) e pernottare in una delle loro stanze.

Se le giornate fossero di 48 ore, immancabile tappa finale sarebbe il Teatro delle Ariette, praticamente di fronte.

(Che mangiate a colazione, in queste zone?)

La storia di questa realtà è affascinantissima, e merita di essere letta nel dettaglio. Un matrimonio è alla base di tutto, e sempre l’amore è il propulsore di questo progetto: per il territorio, per l’arte, per le radici, per la comunità.

L’unione di queste caratteristiche riporta il teatro alla sua essenza originaria, rendendo lo spettatore parte attiva di un’esperienza. L’immersione nel verde e il cibo sono parti fondamentali del processo, capita così che una passeggiata tra i campi e un pasto casalingo siano delle costanti durante le esibizioni.

Se vi innamorate di loro, potete trovarli spesso nelle principali piazze della Valsamoggia, intenti a recitare per gli abitanti.

Tiriamo il fiato, basta così. Per questa volta, la carne al fuoco è anche troppa, e non dite che non vi vogliamo bene.

Ma non vi libererete di noi, abbiamo già in cantiere la terza tappa di questo viaggio!

Davide Soriente
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