Il Revenge Porn
Cultura

La cultura in tasca: Revenge Porn, finalmente una legge

Il concetto di Revenge Porn indica la condivisione e lo scambio non consensuale di materiale erotico su internet. Wired ha raccontato che in rete sono presenti gruppi Telegram dove tanti uomini condividono, senza permesso, foto, scatti rubati, dati anagrafici reali, numeri di telefono di ex fidanzate, donne e anche ragazze minorenni.

Un reato per cui si rischia la reclusione.

All’inizio di quest’anno Laura Boldrini, insieme ad alcune associazioni (Insieme in rete, I Sentinelli e Bossy), ha presentato una proposta di legge per introdurre il reato di Revenge Porn.
La proposta di legge era stata precedentemente bocciata, con voti contrari di Lega e Movimento 5 stelle. Dopo una serie di proteste e critiche, l’emendamento è stato ripresentato in Commissione Giustizia dalla relatrice Stefania Ascari ottenendo, questa volta, un voto unanime.
La Camera ha quindi approvato, con 461 voti a favore, questo emendamento al disegno di legge “Codice Rosso”. È un grande traguardo per l’Italia, in quanto viene introdotto così un nuovo tipo di reato. Il Revenge Porn ora è punibile con la reclusione da 1 a 6 anni e multe che vanno da cinquemila a quindicimila euro.

Non è un fenomeno nuovo.

Va detto che il fenomeno esiste da molto tempo ma, senza una legge, le vittime non riuscivano ad ottenere la protezione e l’aiuto di cui avevano bisogno. Tra i casi più noti come non ripensare alla vicenda di Tiziana Cantone – la ragazza campana che si è tolta la vita a seguito di un suo video privato finito online. Anche Carolina è stata un’altra vittima del fenomeno: nel 2013 si suicidò dopo che un video in cui veniva sessualmente molestata, fu diffuso in rete. Oppure, ancora, la storia di Valentina, che per un momento scherzoso e privato diventato virale, si trova oggi a perdere importanti occasioni lavorative.

Ora che il Revenge Porn è diventato reato, si riempie finalmente un vuoto normativo che andrà a sopperire alle mancanze di tutela verso le vittime del fenomeno che, fino a poco fa, non avevano riferimenti di legge per proteggersi e difendersi.

 

Articolo a cura di:

Sara Najjar

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Sara Najjar
Studentessa di pedagogia, vive nell’hinterland modenese. Adora i gatti, le serie tv, la musica indie e i cortei. Per Borderlain partecipa agli eventi e approfondisce le tematiche a sfondo sociale e attuale principalmente legati al mondo della comunità LGBTQ+ e del femminismo intersezionale.