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Politica

Reddito di cittadinanza via. Ecco la prima manovra Meloni

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La settimana della prima manovra targata Meloni accende il dibattito. È il reddito di cittadinanza il centro dello scontro politico: il 2023 sarà un anno di transizione ma dal 2024 sarà abolito.

Reddito di cittadinanza via: la prima vera scelta di Meloni

Le azioni del governo viste fin qui sono apparse pura apparenza, finalmente è arrivato qualcosa di politico, che sia positivo o negativo è un altro discorso. 

Affermare che Giorgia Meloni non abbia un’idea di nazione è falso: ce l’ha eccome ed è tutta rivolta al merito. Non a caso infatti, la narrazione con cui ha presentato la cancellazione del reddito di cittadinanza, è tutta incentrata sul riscatto sociale: la scala sociale vista da destra.

Quello che però manca è una strategia di ripresa in un tempo di recessione. Si può anche abolire il reddito di cittadinanza ma è necessaria anche la consapevolezza del momento storico in cui è il Paese. Sostenere che chi è abile al lavoro deve lavorare non è una bestemmia, serve però capire che sistema utilizzare per incrocia domanda e offerta. E intanto che ci ragioni avrebbe potuto aiutare un reddito di cittadinanza in grado di controllare il conflitto sociale. 

Evidentemente Giorgia Meloni non la pensa così e nel 2023 saranno previsti solo otto mesi di reddito di cittadinanza, sempre se non si rifiuta la prima offerta d’impiego. Sarà interessante capire come verranno avanzate queste proposte: se tenendo conto delle caratteristiche individuali oppure con un metodo provocatore di una risposta negativa.

L’annuncio dell’abolizione del reddito di cittadinanza è fatalmente coincisa con la nota dell’ISTAT secondo cui nel 2022 in Italia si è ridotto il divario di ricchezza. Vedremo lo stesso dato il prossimo anno e valuteremo se questa scala sociale meloniana funzioni oppure no. 

Chi invece è già certo dell’effetto catastrofico della misura è Giuseppe Conte, il Presidente del Consiglio che ha introdotto il reddito di cittadinanza. Conte dunque promette battaglia in parlamento e fuori aprendo alla collaborazione con anche le altre forze d’opposizione. 

Come il Partito Democratico per esempio, che il 17 dicembre scenderà in piazza proprio per opporsi all’abolizione di una misura sicuramente imperfetta ma che ha sostenuto milioni di persone. 

Aboubakar Soumahoro: un onorevole underdog

La politica italiana ha scoperto il termine underdog e adesso lo utilizza come jolly. 

La vicenda di Aboubakar Soumahoro non è interessante per il fatto in sé che spetta alla magistratura accertarlo; ma quanto piuttosto alla spanciata a pesce sul vittimismo dell’onorevole.

Di abitudine la Sinistra, quando colpita da inchieste, si è sempre appellata al rispetto della magistratura con la solita frase da copione “piena fiducia nell’operato dei magistrati”. L’onorevole di Verdi-Sinistra Italiana invece ha preso un sentiero tortuoso e incoerente con il personaggio che veste adesso. 

Pur non figurando come indagato ha scelto la strada del vittimismo contro il sistema che vorrebbe colpire le idee per cui combatte da sempre. Si dimentica però di essere un membro del parlamento, non più il sindacalista dei braccianti. La reazione a caldo di Soumahoro non fa onore al ruolo che adesso ricopre e neanche alla parte politica che rappresenta. Una narrazione da underdog salito di grado però.

La responsabilità individuale, nel far west della politica, non è un principio che trova terreno come sanno Fratoianni e Bonelli corsi subito a chiedere un chiarimento a seguito del quale Soumahoro si è autosospeso dalla formazione politica.

Federico Feliziani
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Federico Feliziani
Autore e scrittore di prosa e poesie, blogger e consigliere comunale a Sasso Marconi, è da circa un decennio politicamente attivo e dedito alla causa contro le violazioni dei diritti umani. Considera la propria disabilità un’amica e compagna di vita con cui crescere e mantenere un dialogo costante.