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Politica

Occasione mancata di Meloni che trova nell’afascismo la via di fuga

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Inevitabilmente il tema politico della settimana è il 25 aprile con l’occasione mancata di Giorgia Meloni. Ci si aspettava qualcosa di più della lettera al Corriere della Sera.

L’occasione mancata di Giorgia Meloni

Poteva essere un’altra prima volta di Giorgia Meloni, invece è stata un’occasione mancata. Una lettera politicamente corretta a cui però manca una parola chiave: la stessa che ha usato il Presidente Mattarella nel suo discorso. 

Sarebbe stata indubbiamente una notizia che avrebbe cancellato molte delle polemiche dei giorni precedenti ma la lettera di Meloni allappa come un caco non maturo. Manca un riferimento chiari all’antifascismo.

L’occasione persa di Meloni ci porta però un nuovo concetto: non lo cita mai ma è come se definisse, sé stessa e il suo partito, afascista: un po’ come dire che non è fascista ma neanche contro il fascismo: le è indifferente perché è un fatto ormai lontano nel tempo. Neanche per marketing politico Meloni riesce a definirsi antifascista, ma perchè confonde l’antifascismo con la sinistra.

Lungo la sua occasione mancata Meloni motiva questa latente confusione accusando la Sinistra di essersi appropriata del termine. Fatto vero in relazione all’esplicita dichiarazione di antifascismo; nulla vieta però a Meloni di iniziare a fare uso del concetto come le suggerisce uno dei suoi vecchi dirigenti di partito.

Possibile che Meloni non trovi un posto nella Resitenza?

Se il suo attaccamento alla libertà è sincero può trovare ampia rappresentanza nella Resistenza: può essere un’antifascista di destra aprendosi molte più strade di quelle che ha adesso. Potrebbe dirsi antifascista e anticomunista se desiderasse evidenziare l’opposizione a tutti i totalitarismi. Avrebbe a disposizione mille possibilità per dichiararsi antifascista.

Perché essere afascisti non è possibile: significa affermare di non avere una posizione su quel momento storico quando si è giurato su una Costituzione che una posizione la esprime. Non accettare l’antifascismo mette per di più in discussione la contrarietà ad ogni forma di totalitarismo, posizione che invece Meloni sottolinea più volte. 

Il 25 aprile 2023 sarebbe potuto essere la base per quell’unità necessaria e che non c’è ancora. Attendevamo tutti questa data per vedere se davvero Meloni avesse completato la metamorfosi che da sei mesi sta compiendo su sé stessa, ma niente: è stata un’occasione persa.
Quando si pensa alla pacificazione certo non viene in mente di nascondere la polvere sotto il tappeto del politicamente corretto; ci si riferisce anzi all’unitarietà sotto la Costituzione italiana antifascista, nata dalla Resistenza come l’ha definita il Presidente Mattarella.

La lettera di Meloni lavora in sottrazione e in difesa quasi le mancasse il coraggio di portare il partito che guida, che da antieuropeo sta trasformando in europeista, nel sentimento antifascista. Un’occasione persa che ci porterà a rivedere lo stesso film il prossimo anno. 

Federico Feliziani
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Federico Feliziani
Autore e scrittore di prosa e poesie, blogger e consigliere comunale a Sasso Marconi, è da circa un decennio politicamente attivo e dedito alla causa contro le violazioni dei diritti umani. Considera la propria disabilità un’amica e compagna di vita con cui crescere e mantenere un dialogo costante.