Infortunio ginocchio
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Calcio e infortuni – il dott. Caiazzo: “Caso Zaniolo? Accorciare i tempi di recupero può essere rischioso. Il calendario intasato una problematica seria”

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L’infortunio al ginocchio subito da Nicolò Zaniolo nella gara di Nations League contro l’Olanda è solo l’ultimo caso di una lunga serie di infortuni ai legamenti crociati a cui abbiamo assistito negli ultimi anni nel mondo del calcio.

Secondo una ricerca del Philadelphia Health Center, pubblicata sul Daily Mail, negli ultimi 10 anni le operazioni legate a questo genere di infortuni sono aumentate del 400%. In Italia ogni anno si contano, secondo la Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia, circa 150 mila infortuni di questa natura tra calciatori, giocatori di Basket e di altri sport.

Contro gli “Orange” il giovane centrocampista della Roma e della Nazionale ha subito il secondo grave infortunio della sua giovane carriera, a soli nove mesi dalla prima operazione, come successo a tanti altri calciatori che hanno dovuto affrontare due seri infortuni a distanza di poco tempo uno dall’altro.

Basti pensare al caso Ronaldo, che all’Inter subì due gravi infortuni al ginocchio nella stagione 1999/2000. Oppure a Roberto Baggio che ha però saputo costruire una carriera fantastica nonostante il doppio infortunio subito ad inizio carriera. Due stagioni fa è toccato invece ad Arek Milik, prima con la maglia della Polonia e poi con quella del Napoli.

Una problematica che sta quindi diventando sempre più frequente nel mondo del calcio. Ma quali sono le cause? C’è un problema legato ai tempi di recupero, spesso troppo brevi, oppure gli infortuni sono riconducibili ai troppi impegni?

Per saperne di più ed in vista del prossimo campionato abbiamo deciso di intervistare il Dottor Andrea Caiazzo, specialista in Medicina dello Sport e dell’Esercizio Fisico.

Buongiorno, dottore. A distanza di pochi mesi il talento della Roma Nicolò Zaniolo ha subito due gravi infortuni ai legamenti del ginocchio. Ci può essere un legame tra i due infortuni?

“Buongiorno, una correlazione certa tra i due infortuni può essere solo ipotizzata. Guardando le

immagini del trauma si evidenzia una biomeccanica alterata nel gesto atletico che avrebbe

condotto alla lesione del legamento indipendentemente dal pregresso infortunio. Al tempo stesso,

però, bisogna ricordare che il tentativo di accorciare i tempi di recupero porta, per ovvie ragioni, ad

accelerare la riabilitazione con possibili ripercussioni in altre zone del corpo”.

 

Si parla spesso di “calendario intasato”. Le troppe partite disputate, spesso a breve distanza l’una dall’altra, possono rappresentare un fattore di rischio per i calciatori che vanno incontro ad infortuni così gravi?

 

“Certamente il calendario intasato è uno dei problemi di gestione dell’atleta più spinoso. Il

Coronavirus ha peggiorato una situazione già di per sé critica, generando un calendario con impegni

ogni tre giorni. Si dice sempre che uno dei momenti fondamentali dell’allenamento è il riposo ma

quando gli impegni sono troppi bisogna modificare qualche aspetto della gestione. Il turno-over

può essere una delle soluzioni applicabili ma per essere efficace deve essere supportato da una

rosa ampia e di pari livello e non tutte le società sono in grado di allestirla. La crisi economica

scaturita da questa pandemia non aiuterà a risolvere questo problema”.

 

Dunque per lei c’è un problema riguardante i tempi di recupero? Qual è il tempo “biologico” da rispettare per permettere il completo recupero?

“In Italia il recupero dopo intervento di ricostruzione del LCA si aggira tra i 4 e i 6 mesi ma se

guardiamo la letteratura medica internazionale nessuno scende sotto i 6 mesi come tempo

ottimale. Ridurre i tempi si può ma questo espone l’atleta a rischi che le società sportive vogliono

affrontare nel tentativo di minimizzare le perdite per il mancato utilizzo del calciatore, principale

risorse del loro business. Possiamo avere dei casi fortunati come Baggio nel 1998 e casi più

sfortunati come Milik o Zaniolo”.

 

Un doppio infortunio, come quello capitato a Zaniolo può compromettere la carriera di un calciatore potenzialmente molto forte come il romanista? Quanto incide l’aspetto mentale in questi casi?

“L’aspetto mentale è fondamentale nella carriera di uno sportivo. Gli infortuni hanno, da sempre,

segnato le carriere dei calciatori. Gli infortuni sono incidenti che ogni atleta professionista deve

mettere in conto ma quando sono ripetuti possono portare l’atleta a decidere di abbandonare. Il

livello di determinazione nel raggiungere gli obiettivi è fondamentale, fa parte del carattere di ogni

calciatore ma può al tempo stesso essere coltivato e approfondito da determinate figure che

gravitano intorno ai calciatori. Spesso la differenza tra un campione e un buon giocatore è data

dall’impegno profuso in ogni attività della carriera compreso quello dei recuperi post-infortunio”.

 

di Andrea Tarantino 

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