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Politica

Campagna elettorale: tutti (o quasi) ai blocchi di partenza

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La prima campagna elettorale estiva della storia repubblicana è iniziata. Nelle agende delle forze politiche però sembrano non esserci i contenuti ma solo alleanze e accordi.

Campagna elettorale: sulla linea di partenza senza contenuti

La campagna elettorale è ufficialmente iniziata: da quando il governo ha fissato la data del voto per il 25 settembre i partiti hanno cominciato le grandi manovre.

Discutono di alleanze, di accordi, di leadership bruciando intere giornate in cui non stanno discutendo di quello che la campagna elettorale si dovrebbe nutrire, ovvero i contenuti. Che cosa vogliono per il futuro del Paese le forze politiche che troveremo sulla scheda il 25 settembre? Ancora non è dato sapersi e quindi mi tocca descrivervi un po’ quali sono le alleanze che si stanno formando. 

Dopo le convergenze parallele il bipolarismo tripolare

Anche per quanto prevede la legge elettorale la campagna elettorale è iniziata con l’affermazione di due grandi coalizioni: il Centrodestra e il Centrosinistra che al loro interno conterranno diversi partiti. 

Al di fuori di questi due schieramenti però il Movimento Cinque Stelle -sempre alle prese con il conflitto Conte-Grillo- si prepara ad andare da solo. Dopo il fallimento del campo largo di Letta infatti Conte ha rivolto lo sguardo a Sinistra del PD e sta tentando di costruire una coalizione che sia alternativa al Centrosinistra.

Con lo stesso obbiettivo anche l’ex sindaco di Napoli de Magistris che, non trovando casa all’interno del grande schieramento di Letta, sta provando a creare un altro polo ammiccando alla sinistra alternativa.

Il grande Centro affollato di sigle si divide: Matteo Renzi sembra stare andando verso un accordo con il Centrosinistra di Letta raggiungendo così Calenda e i fuoriusciti da Forza Italia mentre la formazione di Lupi pare saldamente nel Centrodestra.

A parte i grandi tatticismi, di contenuti neanche l’ombra. Il tempo però sta passando veloce fra molti timori.

Centrosinistra e il dibattito surreale sulla leadership

Nei primi giorni di questa campagna elettorale il dibattito che va per la maggiore è l’agenda Draghi. Nessuno sa cosa sia ma nel Centrosinistra sta tenendo banco a tal punto da arrivare addirittura alla dichiarazione di Carlo Calenda con cui ha chiesto a Draghi di fare il candidato premier. 

Il dibattito su Draghi candidato a Palazzo Chigi non ha però motivo di esistere e le ragioni stanno nella crisi di governo che si è consumata solo ua settimana fa. 

Draghi infatti si è dimesso perché in Parlamento è mancato quel sentimento di unità nazionale su cui è nato il suo governo. Se dunque Draghi avesse voluto essere un primo ministro di parte avrebbe potuto cercarsi una nuova maggioranza e la crisi si sarebbe risolta in modo diverso.

Invocare quindi Draghi come possibile Presidente del Consiglio del Centrosinistra vuol dire sprecare il proprio tempo che già è poco. Ma poi significa anche rischiare un’ulteriore frammentazione sollecitando l’ala sinistra su un tema mal vissuto.

Elemento al quale il Centrosinistra, che è dato per sfavorito da tutti i sondaggi, deve fare attenzione. Sempre che questa grande coalizione, un po’ data anche dal timore di una sconfitta, allargata al Centro e stretta a Sinistra, convinca l’elettorato.

Centrodestra: favoriti ma con una grande competizione interna 

La coalizione che tutti i sondaggi danno come favorita vive un pesante clima interno. Il Centrodestra sembra avere già un programma, quello che provoca movimenti molesti è la leadership. Chi sarà proposto come inquilino di Palazzo Chigi nel caso, a questo punto molto concreto, il Centrodestra conquisti la maggioranza?

La battaglia è fra Savini e Meloni con Silvio Berlusconi che preferirebbe una personalità come Tajani a Palazzo Chigi. Ma Giorgia Meloni, che potrebbe davvero conquistare la leadership della coalizione, insiste con la vecchia regola del voto in più. La regola pacere di tutte le tensioni fra i tre partiti: chi prende un voto in più comanda la coalizione e quindi può aspirare alla poltrona di primo ministro. 

Tutto questo sta creando problemi ai moderati ancora presenti nel Centrodestra. Lo tsunami Melomi potrebbe essere davvero importante tanto da spazzare via le tendenze centriste di Forza Italia. 

Un limite che però non sembra scomporre la coalizione che rimane dalle sembianze granitiche pur con una competizione interna considerevole. È stato sufficiente un incontro fra i tre leader per trovare la soluzione al problema e iniziare la campagna elettorale con il vento in poppa. 

Federico Feliziani
Leggi anche: “Dimissioni di Draghi. Fatti e prospettive della crisi di governo
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Federico Feliziani
Autore e scrittore di prosa e poesie, blogger e consigliere comunale a Sasso Marconi, è da circa un decennio politicamente attivo e dedito alla causa contro le violazioni dei diritti umani. Considera la propria disabilità un’amica e compagna di vita con cui crescere e mantenere un dialogo costante.