The Letter
Nerdate

Recensioni Videojack: The Letter – parte 1

Tempo di lettura: 4 minuti

Amici di di Borderlain, ho molto da dire su The Letter e spero di riuscire ad esprimermi al meglio data la grande quantità di emozioni che mi ha fatto provare e la lunghezza delle sessioni, per la sua capacità di tenermi incollato allo schermo. Perciò questa recensione sarà divisa in due parti.

The Letter è una Visual Novel, ovvero una tipologia di gioco fortemente improntata sulla trama e sulle caratteristiche visive: di solito lo stile di disegno è quello tipico dei manga/anime, genere che va molto forte in oriente. Lo schema principale è questo: fondale fisso con in primo piano i personaggi con cui stiamo parlando, e dei filmati o dei disegni ancora più dettagliati per i momenti importanti. Il gameplay è estremamente limitato: bisogna prendere delle decisioni solo nei momenti in cui ci viene chiesto. Sostanzialmente sembra quasi di vedere un cartone, ma l’interattività ci rende padroni della regia, almeno nei momenti chiave.

I personaggi interpretabili sono 7 e li useremo uno dopo l’altro in base al momento della storia; la trama progredirà passando da un personaggio all’altro, ma il grosso dell’avventura sarà concentrato su una timeline definita che vedremo più volte poiché ripresa dai punti di vista dei diversi personaggi.

La storia inizia con Isabella Santos, una ragazza che lavora per un’agenzia immobiliare e che deve raggiungere la collega per fare un’ultima ispezione ad una villa di immenso valore prima dell’open house. Una volta arrivata non troverà nessuno, perciò proverà a chiamare la collega al telefono, ma la ricezione del segnale è pessima; questo farà accrescere la sua angoscia, dato che la villa non è abitata da molto tempo e si vocifera sia infestata. Raccolto il coraggio, vedremo Isabella aggirarsi nelle stupende stanze della magione finché non si imbatterà in uno stanzino nel quale troverà una strana lettera per terra, scritta con inchiostro rosso…o sangue; ma una volta letto l’ambiguo messaggio andrà via la luce e ci ritroveremo davanti la figura di una donna dall’aspetto martoriato, che spaventerà la nostra protagonista e tutti i pavidi giocatori (compreso me ovviamente). Qui ci ritroveremo alle prese con il primo Quick Time Event; in questo gioco ne sono presenti pochi, uno o due a personaggio, e nel menù è presente un’opzione che ci permetterà di saltarli volendo, dato che non hanno rilevanza per la trama ma aggiungono pepe all’atmosfera.

Tornando ad Isabella, dovremo aprire la porta per sfuggire alla figura che ci viene incontro (se si perde si ripete semplicemente l’evento); una volta usciti, Isabella correrà a più non posso verso la porta principale, ma scivolerà e sbatterà la testa, finendo nel mondo dei sogni, e da qui inizieranno le nostre peripezie. Risulta facile capire che ci ritroviamo davanti una storia a sfondo horror e che la trama sarà incentrata sulla lettera raccolta, oltre che sulla figura incontrata che ci perseguiterà durante il nostro tentativo di capire cosa succede.

A questo punto, avremo l’introduzione vera e propria al gioco: un filmato anime di un minuto e mezzo ci mostra i nostri 7 protagonisti in situazioni che strizzano l’occhio a quel che succederà, accompagnato da una canzone scritta apposta che mi è piaciuta parecchio; lo stile e la voce mi ricordano molto gli Evanescence.

 

Aspetti positivi

Tornando al gameplay: tutto il gioco si basa sul fare delle scelte in base a come preferiamo agire in determinati momenti; tutto quello che faremo influenzerà la storia stessa e le decisioni dei personaggi che non stiamo controllando, per la grande presenza del “butterfly effect”, ovvero il principio secondo cui una qualsiasi azione genera una conseguenza. Questo avrà effetto su due cose: primo, il rapporto tra i personaggi potrà migliorare o peggiorare in base a come ci poniamo nei confronti degli altri; i rapporti non saranno solo una simpatica digressione concessaci, ma influenzeranno anche le decisioni dei personaggi che non giochiamo (oltre che il finale).

 

Una sezione del menù (che prima di essere aperta avvisa il probabile spoiler) ci mostrerà ciò che è la linea temporale del gioco (dal punto di vista del personaggio giocante), ma la cosa davvero interessante è che questa spesso sarà divisa in rami, poiché le nostre scelte influenzano l’andamento della storia. Personalmente la guardavo spesso per farmi un’idea di ciò che sarebbe potuto succedere se avessi fatto una scelta diversa, dato che la conformazione dei rami fa capire la quantità di bivi possibili e i momenti influenzati dal butterfly effect.

 

Il comparto artistico/tecnico è eccellente: per quanto riguarda i disegni, i fondali sono belli da guardare ed estremamente dettagliati; d’altronde, tutti gli elementi presenti in questo gioco sono stati disegnati a mano. I personaggi in primo piano sono invece più semplici dato che hanno delle piccole animazioni. Nei momenti salienti avremo delle immagini più dettagliate e che inquadreranno la scena in maniera completa, escludendoci dalla visuale in prima persona.

 

Le musiche rendono perfettamente l’idea dell’atmosfera che il nostro personaggio respira in quel momento; unica pecca, sono un po’ ripetitive alla lunga.

Le voci degli attori sono fenomenali: questo aspetto verrà apprezzato una volta entrati nel vivo della trama ma già dai primi dialoghi si sente la cura e l’enfasi con cui è stata doppiata ogni frase.

 

Questo è quanto per la prima parte della mia recensione su The Letter; la prossima settimana vi toccheranno gli aspetti negativi!

 

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Giacomo Lorenzi
Informatico conosciuto in rete col nickname Dusan, è appassionato di videogiochi (soprattutto avventure grafiche) e di fumetti. In Borderlain il suo scopo è soddisfare il vostro lato nerd più esigente o lasciarvi anche solo curiosare all’interno della rubrica che porta il suo soprannome.