sardine
Politica

Le sardine occupano il PD. Come perpetrare l’errore senza capirlo

Tempo di lettura: 3 minuti
Le sardine ci sono. Pronte ad arricchire il far west del Partito Democratico

A volte ritornano. Male, ma ritornano. È il caso delle Sardine che avevamo lasciato con un grande dilemma: partito o non partito, questo era il problema.
La risposta data dalle Sardine è finemente politica: peace and love.

Sì, perché in fondo le Sardine non hanno scelto cosa essere. Hanno semplicemente mandato la palla in tribuna così da non scontentare nessuno. Non definendosi né carne né pesce.
Gli ultimi fatti però parlano da soli. All’indomani delle dimissioni di Nicola Zingaretti dalla segreteria PD le Sardine sono tornate sguiscianti lanciando la manifestazione “Occupy Nazzareno”: un’occupazione fisica e simbolica della sede nazionale del Partito Democratico a Roma per portare una missiva alla presidenza.
Quello che le Sardine chiedono è che si apra un dibattito allargato alla società civile senza limitarlo all’interno del partito. Di fondo si sono unite all’appello che tanti iscritti stanno rivolgendo all’ex segretario perché ritiri le dimissioni.

Dalle origini alla trasformazione inconsapevole

Nate a Bologna nel novembre 2019 per fare da contro canto a Matteo Salvini nella sua campagna per le regionali in Emilia-Romagna, le Sardine hanno dato una grossa mano al candidato Stefano Bonaccini che grazie a loro è riuscito ad allargare il proprio bacino elettorale in modo empatico e militante.
Dopo la vittoria del Centrosinistra in Emilia-Romagna il movimento delle Sardine ha iniziato a nuotare per altri mari portando lo spirito militante ai diversi candidati del Centrosinistra che sfidavano la Lega nei diversi territori del Paese. Le Sardine si definivano un movimento critico verso una politica dell’apparente e sostenevano come il loro obbiettivo fosse riportare i contenuti al centro del dibattito. 

Ma al momento di darsi una struttura e scegliere se entrare nel panorama elettorale o restare un movimento culturale e sociale le Sardine non hanno scelto. Non hanno risposto. Perché arrivare a una decisione netta avrebbe significato la perdita di qualche pezzo, la formazione escludente di un identità politica e procedere verso una strutturazione come accade a tutti i movimenti che si prestano a dare un impulso alla politica. Una volta data la prima scossa il timone lo devi tenere ben dritto se vuoi essere riconosciuto.

Il nuovo errore per un movimento deciso nella sua indecisione

Questo non è accaduto. O meglio: non è avvenuto consapevolmente. “Occupy Nazzareno” di fatto è un’adesione a un mondo politico. Mattia Santori, che qualcosa avrebbe dovuto imparare dopo tutte quelle ore passate in televisione, dovrebbe sapere che il titolo della manifestazione richiama un altro evento della storia del Partito Democratico. Si tratta di OccupyPD: una protesta interna organizzata come reazione alle dimissioni di Pier Luigi Bersani nel 2012.
E siccome in politica la comunicazione è sostanza le Sardine stanno facendo una scelta di campo: aiutare il Partito Democratico a rinascere. Più realisticamente: le Sardine si stanno aggiungendo al far west delle correnti interne.   

È un fatto politico basato su un ossimoro: giungere al partito federativo che non vuol dire altro che ricaricare le armi a tutte le tribù. Ammesso che il partito federativo possa essere una definizione politologica, le Sardine stanno mettendo in atto un principio cardine dell’apparenza: cambiare tutto perché nulla cambi.
Il Partito Democratico è nato già come partito federativo provando a unire culture politiche inconciliabili. Con la loro entrata scenografica le Sardine non risolvono la situazione. La complicheranno aggiungendosi alla galassia di correnti interne.

Oltre ad aver violato l’intera collezione di DCPM attirando così l’antipatia di chi è costretto a casa, il progetto delle Sardine mira all’obbiettivo sbagliato: allargare ancora di più il Partito Democratico non favorendo la ricerca di un’identità. Esattamente quello che non serve al PD.

Federico Feliziani

Leggi anche: “Zingaretti lascia la segreteria PD. Ma potrebbe non essere lui il problema

Non hai ancora letto l’ultimo Cronache di un Borderlain? Clicca qui

Leave a Response

Federico Feliziani
Autore e scrittore di prosa e poesie, blogger e consigliere comunale a Sasso Marconi, è da circa un decennio politicamente attivo e dedito alla causa contro le violazioni dei diritti umani. Considera la propria disabilità un’amica e compagna di vita con cui crescere e mantenere un dialogo costante.