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Politica

Santori-PD, quando il partito viene trasformato in un tram

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Manca poco più di un mese alle elezioni bolognesi e la scelta di Mattia Santori suona come esperimento. Miope e pericoloso ma pur sempre un esperimento.

Mattia Santori è espressione della nuova generazione: smart ed eclettica. Tanto da essere passato da occupante della sede romana dei Dem a candidato nella lista del Partito a Bologna. Un eclettismo simpatico fin quando non si inizia a fare sul serio.

L’ultima immagine di Santori è quella di occupante in pieno lockdown della sede del Partito Democratico a supporto dell’invettiva dell’ex segretario Zingaretti. Tutto ci si poteva immaginare tranne che Santori un anno e mezzo dopo si candidasse fra le fila di quello stesso partito.

A sorprendere ancora di più è la continua cantilena con cui Santori sottolinea di essere indipendente: dichiarazione che dimostra come non conosca la grammatica politica. Infatti non serve essere iscritti a un partito per essere riconosciuti come suoi rappresentanti; basta candidarsi all’interno della lista che ne porta il simbolo. Così Santori nella campagna elettorale bolognese sarà uno dei candidati del Partito Democratico. E se a qualcuno non fosse abbastanza chiaro è lo stesso Santori a ribadirlo attraverso una prossemica vicinanza al segretario provinciale del Partito in una conferenza stampa ieri mattina.

Elemento non indifferente per il leader di un movimento che si prefiggeva di essere pungolo della politica e che ha raccolto il favore di diverse aree e cittadini.
Volendo semplificare molto potremmo scrivere che Santori ha fatto entrare le Sardine nel Partito Democratico. Scelta assolutamente legittima se ne avessero dato notizia mostrando un percorso di mutazione.

Ma è lo stesso Santori con la sua straziante cantilena del candidato indipendente a insinuare che la candidatura nella lista bolognese del PD sia in realtà una mossa per giungere prima laddove ogni attivista vorrebbe arrivare. Così dopo il partito pigliatutto potrebbe nascere il partito tram: una forza politica che si fa usare per raggiungere più in fretta posizioni di potere.

Una dimensione apatica in barba ai veri iscritti al partito. Una strategia quella di Santori che se confermata farebbe emergere tutta la sua miopia politica: a Bologna una lista “Sardine” in appoggio al candidato del Centrosinistra avrebbe sbancato facendo, in quel caso sì, essere Mattia Santori un candidato indipendente in una lista che avrebbe potuto raccogliere realtà inavvicinabili da un partito. 

Santori non è esattamente il giovane che va aiutato a emergere. Se non altro perché ogni sua dichiarazione è ascoltata da un numero considerevole di microfoni. E questo aumenta ancora di più la perplessità sulla sua consapevolezza politica: tutta questa notorietà, conquistata alla velocità della luce, andrebbe gestita meglio per evitare di prendere in giro- anche inconsapevolmente- chi ti potrebbe votare. 

A meno che non ci troviamo di fronte a una finta ingenuità che ha nascosto fin dall’inizio un disegno politico preciso. Se così fosse la politica, quella con la “p” maiuscola, quella che fa vedere un seggio solo dopo anni di militanza, sarebbe veramente caduta in un burrone. E il dramma sarebbe che le avremmo dato anche seimila spinte. 

Federico Feliziani
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Federico Feliziani
Autore e scrittore di prosa e poesie, blogger e consigliere comunale a Sasso Marconi, è da circa un decennio politicamente attivo e dedito alla causa contro le violazioni dei diritti umani. Considera la propria disabilità un’amica e compagna di vita con cui crescere e mantenere un dialogo costante.