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Politica

Salvini spacca la Lega: i ministri con la linea Draghi, i parlamentari no

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In questa ripresa settembrina la politica non sembra regalarci grossi temi sui quali osservare i suoi movimenti; il dibattito politico è sempre fermo al palo del green pass al quale pare si potrebbe aggiungere l’obbligo vaccinale. Sono invece i dettagli, gli interstizi della politica a fornirci elementi interessanti: come ad esempio i voti contrari che la Lega di Salvini sta esprimendo in parlamento sull’estensione del green pass. 

La lega non è più un “corpaccione”: sul green pass scoppia il malumore fra ministri e il gruppo parlamentare

È sempre più chiara la chiave della tenuta del governo Draghi: aver scelto ministri della Lega che non dialogano con il proprio leader andando dritti per la loro strada. Lo si sta osservando sulla scelta del governo di estendere l’obbligo di green pass per altre categorie di lavoratori.

Scelta contro cui si sta scagliando Matteo Salvini con i gruppi parlamentari della Lega mentre però, i ministri che fanno riferimento al partito, sono ampiamente favorevoli alla direzione presa da Draghi. 

La Lega è dunque spaccata in due: la parte barricadiera comandata da Salvini che guarda a Fratelli d’Italia come prossimo alleato di governo; e la parte governativa guidata dal ministero dello sviluppo economico Giorgetti.

La domanda che sorge spontanea è quanto tempo passerà prima che le due anime non si scontrino creando problemi per la tenuta del governo. Nel cuore di Salvini ci sono le elezioni che pensa di vincere al fianco di Giorgia Meloni. I suoi continui apprezzamenti per Draghi futuro Presidente della Repubblica ne sono la prova.
Se Draghi diventasse Presidente della Repubblica verrebbe a mancare l’effetto Passiflora; Matteo Salvini potrebbe perciò avere più spazio per indurre le elezioni anticipate. 

Tutto ciò però sembra non avere riscontro nella realtà. Draghi è saldamente a Palazzo Chigi, circondato da ministri che credono nell’attività del governo e una maggioranza che, tolto Salvini, non sembra intenzionata a produrre scompiglio.

Obbligo vaccinale: la nuova sfida di Speranza fra scienza e politica

Per la seconda settimana consecutiva l’obbligo vaccinale è al centro del dibattito politico. Riecheggiano le dichiarazioni di Draghi e Speranza che fanno intendere -senza troppi giri di parole- come il governo starebbe ragionando su un provvedimento che obblighi a immunizzarsi contro il Covid- 19. 

Altro fumo negli occhi di Matteo Salvini al quale non va giù il green pass e tantomeno sarebbe favorevole a un obbligo vaccinale. Ma la questione sembra essere sfuggita di mano: non si tratta più infatti di una strategia scientifica quanto piuttosto di un continuo duello politico.

Da un lato la strenua difesa del green pass e dall’altra l’ipotesi di un obbligo vaccinale. Due elementi esclusivi: se il governo pensa di introdurre l’obbligo per il vaccino anti Covid- 19 è piuttosto inutile estendere l’obbligo di green pass. Viceversa: se è in atto una battaglia per l’ampliamento del green pass -puntando sempre sulla persuasione- è n piuttosto strano parlare di obbligo vaccinale.

Si dovrebbe dunque prima rispondere ad alcune domande con metodo scientifico. Il green pass è uno strumento efficace? Che conoscenza si ha dei Novax? L’obbligo vaccinale riuscirebbe davvero a penetrare nella popolazione non vaccinata convincendo i Novax?

Federico Feliziani
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Federico Feliziani
Autore e scrittore di prosa e poesie, blogger e consigliere comunale a Sasso Marconi, è da circa un decennio politicamente attivo e dedito alla causa contro le violazioni dei diritti umani. Considera la propria disabilità un’amica e compagna di vita con cui crescere e mantenere un dialogo costante.