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Politica

Mes: usarlo o non usarlo? Questo è il dilemma che attanaglia il governo

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Una questione politica che si scontra con le urgenze di un Paese all’inizio di una crisi economica e con una prevista seconda ondata di Covid- 19 in autunno

La ripresa economica del Paese è tutt’altro che vicina. Servirebbe una strategia, un piano industriale che in Italia manca da troppo tempo o semplicemente avere le idee chiare sull’atteggiamento da tenere nei confronti del MES. Sembra infatti proprio questa la questione che sta facendo fibrillare la maggioranza e il governo. 

Cos’è però il MES?

Può sembrare complicato ma comprendere il funzionamento del Meccanismo Europeo di Stabilità è importante per farsi un’idea sul dibattito politico.
Il MES innanzitutto è un’istituzione fisica con sede a Lussemburgo. Semplificando al massimo il Meccanismo Europeo di Stabilità può essere rappresentato come una cassaforte nella quale ogni Stato membro dell’Unione Europea mette una quota di finanziamenti economici. 

Il fine ultimo di questa grande cassaforte è aiutare -prestando denaro- gli Stati che si dovessero trovare in una condizione economica sfavorevole. La nascita del MES risale infatti al periodo della crisi del 2008, come una sorta di assicurazione sulla solidità dell’economia europea.

C’è un grande vincolo però. Per richiedere aiuti economici al MES ogni Stato deve attuare preventivamente le così dette “riforme strutturali” per ridurre l’ammontare di debito pubblico. Tradotto nella pratica politica questo può rivelarsi un vero e proprio massacro per il benessere dei cittadini. Il caso più famoso è quello della Grecia che, per ricevere gli aiuti economici dal MES, ha provocato forti tensioni sociali.

Cos’è cambiato con la pandemia di Covid-19?

Descritto così il rifiuto del MES sarebbe scontato. Con la pandemia e le relative crisi economiche degli Stati, dopo una lunga trattativa la Commissione Europea ha tuttavia modificato i presupposti per accedere al prestito.
Dunque adesso uno Stato che dichiara di usare il prestito europeo per investimenti diretti  o indiretti in campo sanitario non deve compiere quelle riforme strutturali che sarebbero necessarie qualora si volesse utilizzare il MES per investimenti in altri ambiti. 

Come si traduce tutta questa teoria? Con più di 35 miliardi di euro che l’Italia potrebbe richiedere a un tassa di interesse negativo da utilizzare in campo sanitario.

Il punto in Italia 

Il dilemma che sta “attanagliando” il governo è tutto politico. Ovvero il Movimento Cinque Stelle non si può permettere di accettare il MES dopo essercisi scagliati contro per anni. 
Il bivio al quale stanno girando intorno il governo e la maggioranza è dunque delicato. Da una parte c’è la real politique imposta da una crisi economica appena iniziata e da una possibile seconda ondata di Coronavirus a ottobre; dall’altra il punto politico di chi teme, che prendendo i soldi del MES, ci sia un’ingerenza nelle questioni nazionali da parte della istituzioni europee. 

Finora il Presidente Conte ha usato l’escamotage del Recovery Fund per rimandare la decisione sul MES. La realtà però si sta facendo sentire mostrando tutta l’evanescenza di uno strumento come il Recovery Found ancora da contrattare contro i 35 miliardi del MES già stanziati. 

Fra un finanziamento a fondo perduto come il Recovery Fund e un prestito da rimborsare tutti avremmo le idee chiare. L’elemento in questo momento sostanziale è però la concretezza di uno dei due strumenti (il MES) che, se ben gestito e alle condizioni ad oggi note, potrebbe essere un buon aiuto e una rassicurazione verso un periodo difficile.

Federico Feliziani

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Federico Feliziani
Autore e scrittore di prosa e poesie, blogger e consigliere comunale a Sasso Marconi, è da circa un decennio politicamente attivo e dedito alla causa contro le violazioni dei diritti umani. Considera la propria disabilità un’amica e compagna di vita con cui crescere e mantenere un dialogo costante.