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Interviste

Studente fuorisede, gigolò tra un esame e l’altro. L’intervista

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I’m just a gigolò and everywhere I go, people know the part i’m playing“, cantava Louis Prima negli anni Cinquanta. Un gigolò, quello della canzone, in cerca di attenzioni vere e consapevole che a un certo punto, quando la recita sarà finita e la gioventù andata, “people will say ‘just a gigolò‘, life goes on without me“.F.G., 23 anni, studente fuorisede a Bologna e gigolò nei tempi morti, sembra non temere per niente l’eventualità di restare solo. Anzi, la lucidità con la quale guarda all’amore e alla sessualità gli permette di essere emotivamente soddisfatto anche nel privato. Una figura, quella del “prostituto”, avvolta da un’aura di tabù e romanticismo, vista con ammirazione da alcuni, con disprezzo da altri. Ai microfoni di Borderlain, tra un birra e un taralluccio, abbiamo intervistato il “Fioravante” bolognese.

– Partiamo subito in quinta. Come ti è venuto in mente? Ti sei svegliato una mattina e ti sei detto “da grande voglio fare il gigolò”?

«Vi dico subito che non l’ho fatto per bisogno di soldi. Ho sempre lavorato e fortunatamente vengo da una famiglia che non mi ha mai fatto mancare niente. Ѐ stato piuttosto un modo per congiungere le mie due più grandi passioni: il sesso e gli affari. E poi da studente avevo tanto tempo libero, io che sono uno che ne pensa cento al giorno mi sono inventato questa attività, anche perché soddisfare altre donne, oltre a quelle che possono rientrare nel mio privato, è per me molto appagante. Credo sia una cosa che parta da lontano, ho avuto il mio primo rapporto sessuale molto presto, a soli 13 anni, e mi ha sempre appassionato molto tutto ciò che riguarda la sfera della sessualità. Ho pensato in maniera concreta di iniziare a fare il gigolò quando, appena maggiorenne, ho frequentato una spiaggia per nudisti a Ravenna e ho avuto la possibilità di scoprire un nuovo modo di vivere la sessualità, un nuovo mondo per me che è stato amore a prima vista, Da lì ho iniziato a trovare alcuni “canali” e a creare i primi contatti con ragazze o signore».

Ci racconti la tua prima esperienza? Non ti sei sentito un po’ in imbarazzo? Anche perché sei giovanissimo e magari le clienti si aspettano perlomeno un 30enne.

«Più che imbarazzo, era tensione. E quella c’è ancora adesso, è normale. L’importante è saperla gestire. La prima volta è stata con una coppia. Volevano che prendessi parte ad una sorta di ménage à trois durante il quale io però avrei dovuto soddisfare soltanto la moglie. Persone benestanti che avevano addirittura un intero appartamento adibito a questo tipo di “giochi”. Èstato appagante anche per me, che ho avuto modo di scaricare la tensione della prima volta. Negli annunci, comunque, scrivevo di essere un po’ più grande, anche perché non sembravo un 19enne».

C’è un certo target nella tua clientela? Ci sono anche uomini?

«Mi chiamano anche uomini, ma lavoro soltanto con donne. Sfortunatamente, dico, perché dal punto di vista prettamente economico è un problema che mi piacciano soltanto le donne, ma bisogna essere predisposti e accetto la mia sessualità per quella che è. Comunque gli uomini li giro ad altri miei colleghi. Per quanto riguarda il target delle donne, è molto vario. Si va dalla 19enne insoddisfatta fino alla over 50. La cliente più “anziana” aveva 56 anni. La fascia d’età che va per la maggiore è quella che va dai 30 ai 45, che magari non sono sposate, oppure sono sposate e insoddisfatte. Alcune sostengono di non aver mai provato un orgasmo coi propri mariti. Poi ci sono donne che hanno dei complessi nella sfera sessuale, altre semplicemente trasgressive. Direi che non c’è una “cliente tipo”, l’unica costante è l’insoddisfazione sessuale. Dal punto di vista sociale anche i target variano parecchio».

Un grande classico delle interviste ai gigolò: quanto guadagni?

«Non ho un tariffario. Valuto caso per caso in base a quello che mi sento e in base alla convinzione della donna nel ricevere un mio servizio. Per i singoli incontri vado dai 100 ai 200 euro, oppure se c’è da fare anche un viaggio, un weekend, più o meno sui 300/400 euro. Mensilmente posso arrivare a 1400/1500 euro o anche di più. Poi comunque conta anche il fisico, io ne ho uno normale. I super palestrati hanno altri guadagni. Devo ammettere che conta anche questo aspetto».

L’intervista a un gigolò piuttosto che a una escort “tira” di più. Perché secondo te? La prostituzione maschile è ancora un tabù?

«Credo che, essendo la prostituzione femminile sempre esistita, spesso si percepisca il sesso non come un servizio alla donna, ma come un servizio da parte della donna verso l’uomo. La relazione causale di piacere, nell’immaginario comune, va dalla donna verso l’uomo e quindi quando si parla di una relazione inversa fa notizia.Maschilismo? Sicuramente gioca anche quello,ma credo ci sia anche una sorta di pregiudizio della donna stessa nei confronti dell’uomo. Il luogo comune del “non te la do” inteso come dispetto verso l’uomo che, a sua volta, potrebbe dire “io non te lo do”. Come se ci fosse del maschilismo anche nella donna. Questo è dovuto anche al fatto che molti uomini si approcciano al sesso e alle donne “a mo’ di elemosina”.Non dico che noi uomini non dovremmo far sentire importanti le donne, ci mancherebbe. Dico che uomini e donne sono importanti allo stesso modo. Noi siamo importanti per loro allo stesso modo in cui loro sono importanti per noi. Credo che questo vada evidenziato».

Vivi questa tua attività un po’ come una “mission”? Ti appaga anche nel privato?

«Soddisfare le donne è il mio piacere e, da un certo punto di vista, anche un mio obiettivo. Un appagamento che molti ricercano e trovano nel sesso, ma che personalmente non riesco a trovare sempre. Invertendo la relazione di cui parlavo prima, dando io a loro,riesco ad essere appagato. Qualcuno mi darebbe del maschilista? Se proprio dobbiamo dargli un nome, io lo chiamerei “femminilismo”. Credo che maschilista sia colui che vive il sesso soltanto per raggiungere il proprio piacere senza curarsi di quello della propria partner».

Articolo a cura di:
Pietro Colacicco

 

 

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Pietro Colacicco
Responsabile Editoriale di Borderlain.it. Giornalista pubblicista dal 2017 e studente di Scienze Politiche, Sociali e Internazionali. Scrive per non implodere. Conosce a memoria la tabellina del 9.