8 marzo
Società

8 marzo: non mimose, ma rispetto e diritti!

Tempo di lettura: 3 minuti

Anche se l’Italia è bloccata a causa del CoVid19, oggi è l’8 marzo ed è la Giornata Internazionale della Donna.

Una giornata che serve per gridare ancora una volta che siamo persone indipendenti, autonome e che non dobbiamo essere rispettate in quanto femmine di qualcuno, ma in quanto esseri umani.

Una giornata per gridare forte contro il patriarcato e contro una società che continua a sostenere e proteggere uomini violenti, piuttosto che le vittime.

La storia

Molte fonti riportano che questa giornata sia stata istituita per commemorare le centinaia di operaie morte durante l’incendio di uno stabilimento tessile a New York. In realtà, sembra che questa sia una fake news.

Nel 1908 Corinne Brown, socialista, scrisse su una rivista che il Congresso non aveva alcun diritto di dire alle donne socialiste come e con chi lavorare per la propria liberazione. In seguito, il Partito Socialista di Chicago organizzò una conferenza che fu chiamata “Woman’s Day”. Si discusse dello sfruttamento da parte dei datori di lavoro verso le operaie, dei bassi salari e orari di lavoro, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto.

Questa conferenza inizialmente non riscosse tanto successo, ma il Partito Socialista Americano decise di riservare l’ultima domenica del Febbraio 1909 all’organizzazione di una manifestazione sul diritto di voto femminile. Fu celebrata così per la prima volta, il 23 febbraio 1909, la Giornata della Donna.

Mentre in America questa Giornata continuò ad essere celebrata a fine Febbraio, in altri paesi Europei si fissò la data del 19 marzo. Fino a quando, il 16 dicembre 1977, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite chiese ad ogni paese di dichiarare un giorno all’anno come Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle donne e la pace internazionale.

Fu scelto l’8 marzo perché era una data che si celebrava già in molti paesi.

In Italia

Si celebrò per la prima volta grazie all’UDI (Unione Donne Italiane), ma solo in alcune zone dell’Italia libera dal Fascismo.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, l’8 marzo 1946, si celebrò in tutta Italia. Ed è qui che comparve per la prima volta la Mimosa, da un’idea di Teresa Noce, Rita Montagnana e Teresa Mattei. Scelsero questo fiore non per un significato particolare, ma perché in questo periodo dell’anno si trova in abbondanza e, al tempo, era disponibile quasi a costo zero.

La Giornata della Donna non era ancora una celebrazione nazionale, quindi i banchetti e la distribuzione delle mimose erano illegali. Si trattava infatti, per la legge, di occupazione abusiva di territorio politico e di “gesto atto a turbare“. L’UDI presentò una proposta di legge per renderla Giornata Nazionale, ma le priorità erano altre e la proposta cadde nel vuoto, almeno fino a quando il clima politico si stabilizzò e sul territorio italiano prese vita il movimento femminista.

Oggi

Per molte persone si tratta di una festa e ha perso il suo significato originale. Nonostante ciò, continua ad avere una forte connotazione politica e sociale, soprattutto in uno Stato che non riconosce e rispetta pienamente le donne e che chiude gli occhi di fronte alle violenze e ai continui femminicidi.

Uno Stato che cerca di chiudere e non dà fondi ai centri antiviolenza, come Lucha y Siesta a Roma. Uno Stato in cui la televisione pubblica continua ad elogiare le donne solo per la loro bellezza, come è successo quest’anno a Sanremo.

Ma in questo clima da battaglia, i tanti collettivi femministi e i Centri Antiviolenza continuano giornalmente a contrastare il sessismo, la violenza e gli stereotipi di genere. Un importante esempio di opposizione è costituito dal collettivo Las Tesis, il cui ballo e canto “El violador eres tu” è diventato un inno che ha unito centinaia di persone in un solo grido.

Oggi più che mai è anche importante ricordare la violenza e le discriminazioni che subiscono i gruppi marginalizzati, come le donne trans, persone non binarie (persone il cui genere non è identificabile in una binarietà uomo o donna), gender non conforming (quando la persona si veste, comporta o atteggia in modi che non rispettano le aspettative del proprio genere/sesso assegnato alla nascita), chi ha corpi non conformi (ad esempio: essere disabili e/o grassi), chi ha la pelle nera e chi non è eterosessuale.

Persone stigmatizzate, invisibili e marginalizzate, che continuano a subire ogni tipo di discriminazioni e violenze: uccise, oggettificate, abusate, violentate, molestate, non riconosciute nella loro totalità.

Cosa puoi fare

Non si può scendere in piazza, è vero, ma per fortuna ci sono i social!

Unisciti alla chiamata di Non Una Di Meno Milano e/o Non Una Di Meno Bologna. Controlla sui social del Centro Antiviolenza della tua città o di associazioni femministe che conosci per sapere se hanno organizzato un evento social!

La marea femminista non si arresta, cambia solo forma di essere marea!

 

Articolo a cura di:

Sara Najjar

Leave a Response

Sara Najjar
Nata nel 1996 a Bologna e cresciuta nell'hinterland modenese, è ritornata nella sua città natale da pendolare dove ha studiato prima Educatore sociale e culturale e poi Pedagogia. Si circonda di gatti fin da quando è piccola e, tra le tante cose, si ciba di musica (principalmente indie), serie tv, libri e scrittura.