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Società

Covid- 19: cosa possiamo imparare dal nuovo Coronavirus

Tempo di lettura: 2 minuti
Restrizioni che possono sembrare grossi limiti alla libertà. O forse un allenamento alla solidarietà?

Siamo entrati nella seconda settimana di emergenza da Coronavirus. Mentre la cronaca politica sembra avere solo il Covid- 19 come tema non si può dire che non stiano accadendo fatti politici. Fatti che riguardano tutti noi.

Uno dei fattori che si associano allo scoppio dell’emergenza sanitaria è l’abbondare di tamponi diagnostici fatti. Notizia troppo spesso espressa in modo negativo che invece può essere il segnale di come il sistema sanitario italiano funzioni. Questa è la prima cosa che dobbiamo dire. Il sistema sanitario più invidiato al mondo sta sopperendo a un’emergenza seria offrendo cure gratuite. È vero, fare tamponi per il Covid- 19 a migliaia di persone può avere aumentato la psicosi, ma sta permettendo alle istituzioni di fare un tentativo di contenimento del virus.
Dobbiamo pensare come il sistema sanitario italiano sia un’organismo di qualità ma delicato allo stesso tempo, che quindi necessita di tutele. Se avessimo tutti bisogno contemporaneamente probabilmente si creerebbe un cortocircuito. Se imparassimo questo importante principio di rispetto della cosa pubblica forse non ci parrebbero così strane le restrizioni imposte da governo e regioni.

A scuola tutelando la salute

Restrizioni che ci stanno insegnando anche qualcosa di concreto. Per fare fronte alle limitazioni da Covid- 19 si è avviato lo studio su piattaforme digitali che consentano lo svolgimento delle lezioni scolastiche in remoto. L’ateneo universitario di Bologna -fra quelli che hanno scelto di chiudere fino all’8 Marzo prima delle ordinanze regionali- ha allestito una piattaforma per seguire le lezioni in streaming. Strumento che modifica certo la didattica convenzionale, ma arricchisce di un servizio utile il mondo universitario.

La stessa tecnologia si sta adottando anche in diversi istituti superiori nei quali, visto il perdurare della sospensione della didattica, si è reso necessario mettere in campo strumenti per mantenere il contatto fra insegnanti e studenti.
L’interrogativo interessante è se tutte le tecnologie introdotte rimarranno una volta cessata l’emergenza Covid- 19. L’utilità di una didattica in remoto potrebbe essere sentita anche in situazioni di normalità.

Smart working e umanesimo tecnologico

Così come il mondo dell’istruzione anche molte altre attività professionali si stanno attrezzando con il cosiddetto smart working: modalità di lavoro dalle proprie abitazioni con l’utilizzo di tecnologie informatiche. La diffusione dello smart working ha indotto il governo a introdurre nuove regolamentazioni. Se l’emergenza da Covid- 19 non dovesse passare in un tempo breve l’economia dovrà trovare nuove modalità per operare; magari umanizzando proprio le stesse tecnologie che adesso ci sembrano sopraffare l’essere umano.

Se istruzione e lavoro si stanno attrezzando per tornare alla normalità, l’intrattenimento e il tempo libero sono gli aspetti apparentemente più limitanti. Abituati ormai a città aperte 24 ore su 24 dover sottostare a limiti per un interesse collettivo sembra essere il maggiore disagio. È proprio questo infatti il più grande insegnamento da trarre dal Covid- 19. Si possono passare giornate meno frenetiche per avere un guadagno in termini di salute pubblica. Per intrattenerci possiamo ad esempio leggere quel libro acquistato mesi fa e riposto ordinatamente in una libreria digitale. Oppure curare gli affetti trascorrendo tempo con le persone dalle quali la quotidianità ci allontana.

Tutto per avere un sentimento di riguardo nei confronti dei cittadini a rischio contagio. Covid- 19 ha reso indispensabile la solidarietà: sottostare a limiti per salvaguardare la salute collettiva. Forse è proprio questo che possiamo imparare da un’emergenza che a volte ci  sembra paradossale.

Federico Feliziani

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Federico Feliziani
Autore e scrittore di prosa e poesie, blogger e consigliere comunale a Sasso Marconi, è da circa un decennio politicamente attivo e dedito alla causa contro le violazioni dei diritti umani. Considera la propria disabilità un’amica e compagna di vita con cui crescere e mantenere un dialogo costante.