Odissea nello spazio (e in cucina)
Cucina

Odissea nello spazio (e in cucina)

«Devi osservare il fenomeno. Ma il semplice guardare, il guardare, cambia il fatto.
E tu non puoi sapere cosa sia successo nella realtà o cosa sarebbe successo se tu non ci avessi ficcato il tuo grosso naso.
Sto dicendo che alcune volte più guardi e meno conosci. È un fatto. È provato.»

 

Che differenza c’è tra un uovo poché annegato in un burroso purè di patate al tartufo ed il pianeta Saturno? E cosa hanno in comune, invece? Non lo so, forse niente, forse potrei usare queste domande vaghe ed inconcludenti per rimorchiare in qualche bar pieno di universitarie una volta finito il servizio al ristorante. Così, con i tempi giusti, i giusti silenzi, il giusto sguardo ed il giusto drink otterrei quello che voglio. Potrei lanciarmi in un ardito paragone secondo il quale se l’uovo poché rappresenta effettivamente il pianeta in questione, il purè rappresenta il sistema di anelli che lo circonda. Un vera odissea nello spazio (e in cucina). I pezzetti di tartufo finemente tritati al coltello che galleggiano e si muovono nella salsa, sarebbero i suoi satelliti. Rende l’idea.

Nello spazio…

Rende così bene l’idea che non riesco a togliermi questa cosa dalla testa! Al pass, nel momento dell’impiattamento osservo ipnotizzato il mio uovo e mentre verso la salsa dalla punta del cucchiaio non riesco quasi più a vedere l’uovo, non ha più lo stesso significato, voglio sapere di più e continuo a osservarlo. Ma il semplice guardare, il guardare, cambia il fatto. Non capisco. Passo giorni a pensarci, chiamo Matteo, gli dico tutto, anche che ho pensato di rimorchiare una molisana che studia filosofia parlandole delle analogie tra un uovo poché ed un pianeta del sistema solare. Lui mi ascolta e mi dice che ha la persona che fa al caso mio. Non è uno psichiatra, è Fabrizio Villa, fisico. Ha lavorato nel progetto del satellite Planck lanciato nel 2009 con l’intento di studiare l’universo primordiale. “Dai, venite al Camera (Camera con Vista Bistrot, ristorante. Ndr) che ci facciamo una chiacchierata!”

.. e in cucina!

Un calice di birra, qualcosa da stuzzicare, un intreccio di competenze, un’odissea nello spazio (e in cucina). Si direbbe quasi che siano agli antipodi l’idea di scienza, accumulo di conoscenza e di dati, e l’idea bislacca (citazione tratta da “L’uomo che non c’era” dei fratelli Coen) che più guardi una cosa e meno la conosci. In realtà sono consequenziali. Nei secoli abbiamo preso progressivamente preso coscienza del mondo che abitiamo, delle cose che ci circondano, indipendentemente dal fatto che siamo in grado di percepirle consciamente o meno. E queste scoperte ci hanno portato a porci ulteriori domande, ad alzare l’asticella. Abbiamo mandato satelliti e uomini nello spazio “solo” per scoprire che dell’universo conosciamo circa il 5% e c’è un restante 95% di materia ed energia di cui ancora non sappiamo nulla.

Quindi..

Quale incredibile metafora della sensibilità umana può essere un semplice uovo in camicia?

Gabriele De Santis

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