Filosofia alle scuole elementari
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Filosofia alle scuole elementari: perché è una buona proposta

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Ieri pomeriggio, sulla pagina Facebook dell’associazione di divulgazione culturale Tlon, è apparsa una grafica colorata accompagnata dalle seguenti parole, scritte da Ramona Comito, mamma di una bambina iscritta in terza elementare a Genova:

“Qualche giorno fa ho anticipato la notizia ad Andrea Colamedici in privato, la mia gioia traboccava… ora è ufficiale. L’ispettrice del MIUR e attualmente presidente della commissione di riordino dei cicli scolastici sta caldeggiando l’inserimento della filosofia nelle scuole primarie. Gli elaborati della classe della mia bimba sono finiti sui tavoli di lavoro del Miur di Roma e hanno fatto breccia. […] E da una terza elementare (ora quarta) di Genova quasi sicuramente si arriverà ad un’innovazione per tutta la primaria italiana.”

Quella di introdurre la filosofia alle scuole elementari è una proposta già da tempo avanzata da diversi professori e sostenuta da molti intellettuali ed è un progetto già attivo in paesi come l’Irlanda e il Regno Unito.

Fino ad ora si è concretizzata nella partecipazione delle scuole italiane al progetto “Philosophy For Children P4C” sulla linea di standard internazionali per la formazione degli insegnanti rispetto alla trasmissione della filosofia ai bambini. Il laboratorio di filosofia avviato da alcune maestre di una scuola elementare di Genova  sembra aver riscosso un forte successo nei “piani alti” del Miur, prospettandosi come un’iniziativa da diffondere in tutte le scuole italiane.

Non si tratta di una notizia ufficiale, ma il Ministero dell’Istruzione sta valutando l’inserimento della filosofia come materia da inserire all’inizio del percorso scolastico infantile.

Reduci da mesi difficili di didattica a distanza, con il rischio di un appiattimento delle facoltà critiche e di apprendimento dei bambini, alcune maestre hanno saputo agire in modo costruttivo, per rinvigorire la scintilla di curiosità e scoperta nei bambini e oltrepassare le paure e la stasi. In questo senso, infatti l’esercizio filosofico permette al bambino a porsi in modo creativo e critico nei confronti del mondo e della conoscenza, attivando degli strumenti che gli consentono di “imparare ad abitare l’impermanenza, renderla comoda e scoprirla.”.

Secondo diversi intellettuali, come il filosofo Umberto Galimberti, l’insegnamento della filosofi andrebbe introdotto sin dall’infanzia: infatti, come afferma, “ogni bambino è naturalmente filosofo”, si interroga attivamente e cerca di comprendere il mondo che lo circonda. In più, l’esercizio del confronto e dell’ascolto reciproco interviene nelle capacità relazionali dei bambini, che imparano ad affrontare uno scontro o una lite e uscirne indenni con un accordo e diventare più tolleranti.

La libertà di espressione e l’importanza di ascoltare opinioni diverse dalle proprie vengono in questo modo valorizzate e diventano punto di partenza importante per un sano sviluppo del pensiero critico, elastico e aperto. Il confronto e il dibattito potrebbe portare tra l’altro alla consapevolezza che non ci sia una “ben rotonda verità” a cui potersi affidare, ma che la verità è in continua crescita, in continuo cammino.

In questo senso, il potenziamento del pensiero in un mondo sempre più invaso dalle macchine, dalla tecnologia e dalla massificazione nei comportamenti permetterebbe di influenzare lo sviluppo personale e prevenire la perdita dell’empatia e della parte più umana nella società.

Ci auguriamo, quindi, che questo progetto venga portato a termine e che la “goccia” di creatività versata dalle maestre di Genova possa muovere l’intero mare del mondo scolastico, per portare una ventata di innovazione e dinamicità che, in questo periodo storico, si rivelano di estrema importanza per la didattica e soprattutto per la crescita delle nuove generazioni.

Irene Ferigo
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