tassa sulla plastica
Politica

Tassa sulla plastica. Quando l’ambientalismo si scontra con la realtà

La tassa sulla plastica presente nella proposta di manovra del Governo Conte preoccupa i consumatori e gli addetti dell’industria dell’imballaggio. L’ambientalismo alla prova con la realtà

Può sembrare una moda, un fenomeno evanescente ma l’ambientalismo 2.0 pare sia qualcosa di più tanto da introdurre nel bilancio del prossimo anno una tassa sulla plastica. 

La passione di Greta, che ha scelto di manifestare al mondo la sua preoccupazione per il futuro del pianeta, trascina migliaia di giovani coscienti del problema ambientale. Però c’è un grande però. Mentre manifestiamo perché i governi di tutto il mondo prendano in mano il tema ambientale, non ci accorgiamo di come l’ambientalismo richieda sacrifici, invenzione, ricerca e rimodulazione degli stili di vita.

Volendo essere manifestanti coerenti bisognerebbe esultare all’idea di una tassa sulla plastica come il Governo Conte due ha proposto nella legge di bilancio 2020. Però da quando Luigi Di Maio ha annunciato la misura, è iniziata una levata di scudi.

Allora ci sarebbe da chiedersi perché in questo caso si può transigere dall’allarme lanciato da Greta. Sarà forse perché la cruda realtà della vita quotidiana è allo stato attuale difficilmente compatibile con la lotta alla plastica? Pensiamo alle nostre vite, pensiamo al modo che ognuno di noi usa nel fare la spesa.
Il primo a fare outing è chi scrive. Non acquistare plastica è una professione dura che, come ogni professione, richiede tempo e impegno. Due elementi che poco hanno a che fare con il modo comune di fare la spesa stando cioè attenti al bilancio familiare. 

Una tassa sula plastica rischia così di ricadere su persone che, pur avendo uno spirito ambientalista, non riescono per necessità a fare entrare la tutela del benessere del pianeta nei loro consumi. Fuori dall’ipocrisia: tutti dobbiamo mangiare e acquistare prodotti in molti casi confezionati. Chi può permettersi lo sfuso probabilmente percepirà come esigua la tassa sulla plastica. Chi invece potrebbe risentirne sono i consumatori medi. Quelle persone cioè che hanno la necessità di fare gli acquisti nei grandi centri commerciali.

Una tassa sulla plastica senza aver prima progettato investimenti per innovare l’industria dell’imballaggio rischia di sprigionare più effetti negativi che positivi. La tassa sulla plastica avrebbe senso se in un ideale piano industriale del Paese fossero inseriti obbiettivi di ricerca e studio per la riconversione del settore del packaging verso imballaggi differenziabili e riciclabili. 

Se la tassa sulla plastica vuole essere solo un elemento di propaganda potrebbe diventare un problema nell’economia reale. È sicuramente presto per fasciarsi la testa. La legge di bilancio deve ancora essere discussa in Parlamento. Tuttavia la tassa sulla plastica e la polemica ad essa collegata stimola una riflessione: qual è la dose di ambientalismo che possiamo sopportare? 

Federico Feliziani

2 Comments

    1. @enzochiarullo siamo d’accordo con te e aggiungiamo: molto flessibile.. e in contante cambiamento. Per questo motivo società e politica dovrebbero sempre andare al passo, ma purtroppo risulta difficile!

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Federico Feliziani
Autore e scrittore di prosa e poesie, blogger e consigliere comunale a Sasso Marconi, è da circa un decennio politicamente attivo e dedito alla causa contro le violazioni dei diritti umani. Considera la propria disabilità un’amica e compagna di vita con cui crescere e mantenere un dialogo costante.