1° dicembre: giornata mondiale contro l’AIDS
Salute

1° dicembre: giornata mondiale contro l’AIDS. Quanto lo conosci?

Il primo contagio

Kinshasa, Repubblica Democratica del Congo, 1920.

È qui che in un momento non ben precisato, per motivi ancora poco noti, avviene il passaggio di un virus, fino ad allora diffuso solo fra le scimmie, all’uomo. È un momento storico di grande fermento a Kinshasa, la città è in espansione e il contatto fra uomo e animale diventa sempre più stretto. Da secoli è praticata la caccia e il commercio della carne di scimpanzè, ma adesso qualcosa è cambiato. Il virus SIV della scimmia infetta l’uomo probabilmente con un morso, o comunque tramite il contatto di liquidi biologici. Il primo contagiato è un cacciatore.

Nel 1920 Kinshasa si chiama Leopoldville, fa parte del Congo Belga e in questa città così grande viene costruita la prima ferrovia, la savana viene coltivata e c’è una grande richiesta di lavoratori che arrivano a frotte. Le strade sono piene di prostitute e negli ospedali ancora non si conoscono gli effetti devastanti dell’utilizzare siringhe non sterilizzate.

La ferrovia di Leopoldville trasporta milioni di persone nei decenni successivi, verso tutta l’Africa. Inizia così la diffusione del virus dell’HIV, che arriverà a determinare una delle più gravi pandemie mondiali.

 

La fase americana

St. Louis, Missouri, 1968.

I medici del Barnes Hospital assistono impotenti alla morte di un ragazzo di 16 anni, Robert R. È un ragazzo di colore poco incline a parlare con i medici della sua storia ma riferisce l’insorgenza dei sintomi ad un rapporto sessuale avvenuto due anni prima. La causa della morte accertata con l’autopsia è un’infezione da Herpesvirus umano 8, responsabile dello sviluppo del sarcoma di Kaposi.

Al caso di Robert seguono altri casi negli Stati Uniti ma anche in Europa.

Negli anni 70 scoppia la rivoluzione sessuale, il turismo gay ad Haiti, e iniziano a presentarsi sempre più casi in tutto il continente americano. Nel 1981 la notizia di una nuova epidemia si diffonde anche sulle principali testate giornalistiche, che non sapendo come chiamare questa nuova patologia coniano l’acronimo GRID: Gay Related Immune Deficiency (Immuno Deficienza Gay Correlata).

New York, 1981

Il New York Times intitola: “Raro cancro osservato in 41 omosessuali”. Questo titolo se da un lato scuote l’opinione pubblica e fomenta l’omofobia, dall’altro sembra rassicurante: le persone etero sono al sicuro. In realtà non è affatto così e la scienza se ne accorgerà molto presto. Ad Atlanta, il CDC (Center for Disease Control and Prevention) istituisce una task force di ricerca. Gli anni successivi sono un susseguirsi di studi ed esperimenti.

 

La svolta

Nel 1984 arriva l’annuncio della scoperta di un nuovo virus. Questa scoperta è stata fatta da un ricercatore del National Cancer Institute e dai ricercatori dell’Istituto Pasteur di Parigi indipendentemente. Si scatenerà fra questi due enti una lotta legale per la paternità della scoperta: in palio c’è un premio Nobel.

Nel 1986 un comitato internazionale stabilisce il nuovo nome della malattia: si chiama AIDS (Sindrome da Immunodeficienza Acquisita) ed è determinata dall’infezione da parte del virus HIV (Virus dell’Immunodeficienza Umana)

 

La malattia

L’HIV è un retrovirus che viene trasmesso attraverso il contatto con i liquidi biologici di un individuo affetto come ad esempio sperma, liquido vaginale, sangue. Fra i primi casi di contagio si annoverano pazienti che si sono ammalati in seguito a una trasfusione di sangue, quando ancora non si conosceva l’esistenza del virus. Un altro metodo diffuso di contagio è lo scambio di siringhe tra tossicodipendenti, o la trasmissione da madre a figlio durante il parto. Il virus penetra all’interno dei linfociti T CD4+, ma anche di altre cellule che esprimono il recettore CD4, che serve al virus da aggancio. I linfociti T CD4+ sono anche detti helper, infatti il loro è un ruolo fondamentale: sono in grado di secernere segnali biochimici che permettono l’attivazione delle diverse componenti del sistema immunitario quando è necessario combattere un organismo patogeno. Attaccando queste cellule e provocandone la morte, l’HIV ci priva del nostro principale scudo contro la miriade di virus, parassiti, batteri e funghi che circolano nel mondo esterno. La morte nei soggetti infetti sopraggiunge non per l’infezione da HIV in sé, ma perché a questa infezione si sovrappongono altre infezioni da patogeni così detti opportunisti, cioè che normalmente non infetterebbero un individuo sano. Fra questi si annoverano il virus HHV8, il responsabile dello sviluppo del sarcoma di Kaposi, lo Pneumocystis Carinii, citomegalovirus e molti altri.

 

Nomi famosi, ma tutti possono essere colpiti

Fra i personaggi famosi che hanno contratto questa malattia si annoverano grandi nomi come Rudolf Nureyev, Keith Haring e Freddie Mercury. Non dimentichiamoci però anche dei milioni di persone che non hanno un nome, che sono morte e muoiono tuttora a causa dell’AIDS.

Ad oggi fortunatamente la scienza ha fatto grandi passi in avanti, e l’AIDS, almeno per quei fortunati che possono accedere alle cure, non fa più così paura. Molto importante ovviamente è la prevenzione, per la quale vengono fatte molte campagne in giro per il mondo. Rimane il fatto tuttavia che siamo tuttora di fronte a una pandemia mondiale, e a una malattia che miete ancora molte vittime, anche fra i bambini. Se ad oggi non abbiamo ancora una cura definitiva, dato che la replicazione del virus può essere tenuta sotto controllo, ma non debellata, non ci rimane che confidare nei progressi e nello sviluppo della scienza, che ha già dimostrato di poterci portare molto lontano nella conoscenza di questa patologia.

Articolo a cura di:

Anna Ragazzini

 

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