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Caso Cucchi. La requisitoria del Pm: pene giuste per gli imputati

La matassa è dipanata. Richieste di condanna a 18 anni per gli autori del pestaggio. 8 anni per il Maresciallo Mandolini e 3 anni e 6 mesi per Tedesco

È arrivata ieri la parte conclusiva della lunga requisitoria del PM Giovanni Musarò nel secondo processo per la morte di Stefano Cucchi, avvenuta il 22 Ottobre di dieci anni fa.

Pene durissime richieste per Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernando, autori materiali del violentissimo pestaggio di Stefano Cucchi: si tratta di 18 anni di reclusione. Una richiesta minore arriva invece per Francesco Tedesco, per il quale si chiedono 3 anni e 6 mesi per falso. 

Al carabiniere Tedesco vengono così riconosciute le importanti rivelazioni con cui a fine 2018 accusò del pestaggio su Cucchi i due collegi D’Alessandro e Di Bernardo. Per questo si è chiesta l’assoluzione dall’accusa di omicidio. 

Musserò ha chiesto inoltre 8 anni e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per il Maresciallo Mandolini, accusato di aver reso dichiarazioni false in atti d’ufficio per recludere Stefano Cucchi. Nella prima parte della sua requisitoria, il Pm aveva infatti denunciato come Stefano si sarebbe potuto salvare se non fosse stato dichiarato senza fissa dimora.

Nel formulare la richiesta di condanna Giovanni Musarò parla della presenza di tre aggravanti: fatto commesso per futili motivi, abuso dei poteri e minorata difesa di Stefano Cucchi. Il Pm continua chiedendo che venga tenuto conto anche della gravità della condotta e del mancato pentimento degli accusati. 

Giovanni Musarò parla dunque di “pena giusta”, spiegando come quella massima ed “esemplare” sarebbe di 30 anni. Quello che importa però, dopo un “processo kafkiano”, è giungere a una pena che non sia a ribasso.

Nel frattempo la prescrizione ha colpito. I carabinieri Tedesco e Vincenzo Nicolardi, insieme al maresciallo Mandolini, non dovranno più rispondere dell’accusa di calunnia nei confronti degli agenti della polizia penitenziaria. 

Appaiono come note stonate le dichiarazioni della difesa di Di Bernardo che parla di “pene abnormi”. Pur comprendendo il ruolo del difensore risulta stridente con la ricostruzione dei fatti citata dal pubblico ministero. Una reazione che fa sicuramente male alla collettività rappresentata dalla divisa indossata dai presunti colpevoli. Parla invece di “giustizia stalinista” il difensore di Mandolini. 

Sia chiaro: il nostro ruolo è quello di raccontare i fatti nella speranza di aiutare il lettore a costruirsi un’opinione. Non vorremmo però che i carnefici fossero percepiti come vittime. Questo sarebbe il contrario di quanto svelato dal processo. 

Federico Feliziani

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Federico Feliziani
Autore e scrittore di prosa e poesie, blogger e consigliere comunale a Sasso Marconi, è da circa un decennio politicamente attivo e dedito alla causa contro le violazioni dei diritti umani. Considera la propria disabilità un’amica e compagna di vita con cui crescere e mantenere un dialogo costante.