Alfredo Ormando
Società

13 Gennaio: ricordando Alfredo Ormando, morto per i diritti LGBTQ+

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“Spero che capiranno il messaggio che voglio dare: è una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l’omosessualità, demonizzando nel contempo la natura, perché l’omosessualità è sua figlia”.

(Estratto da una lettera)

Era il 13 Gennaio 1998 quando Alfredo Ormando decise di compiere il suo atto di protesta nei confronti della Chiesa. Da allora, in questo giorno, viene ricordata la sua persona, il suo gesto e si parla di Giornata Mondiale del dialogo fra religioni e omosessualità.

Chi era Alfredo.

Nato a San Cataldo (Sicilia), dopo aver fatto coming out come omosessuale, Alfredo ricevette solo rifiuto da parte della famiglia, trovandosi così costretto a lasciarla.
La discriminazione subita in famiglia e nella società lo portò a vivere in un seminario francescano. Con la speranza di trovare, almeno lì, una casa.

Una speranza illusoria quella di Alfredo, che fu costretto a lasciare il seminario dopo due anni, non avendo trovato nemmeno lì accettazione e comprensione.

Iniziò così la sua carriera di scrittore e poeta indipendente e riuscì ad ottenere anche il diploma di scuola media. A 35 anni, però, in quanto proveniente da una famiglia non istruita e povera.

L’atto di protesta.

Le continue discriminazioni subite lo portarono a compiere un gesto di protesta. Alfredo era deciso a lanciare un messaggio ben preciso e portare alla luce il comportamento omofobico della Chiesa.

Così si recò a Roma, in Piazza San Pietro. Si cosparse di benzina e si diede fuoco.
Due poliziotti riuscirono a intervenire e cercarono di spegnere le fiamme. Alfredo fu portato in ospedale, dove morì dieci giorni dopo, a causa delle gravi ustioni riportate.

Un gesto estremo, sicuramente, ma conseguenza di un comportamento violento e dannoso.

Le reazioni.

In seguito alla sua morte, il Vaticano non fece trapelare i veri motivi del gesto e non rese pubblica la lettera lasciata da Alfredo, che aveva con sé il giorno del suicidio. Affermò invece che si era tolto la vita per problemi famigliari.

Ormando, però, era un passo avanti. Sapeva benissimo che la sua lettera, finita in mano alla Chiesa, non sarebbe mai stata pubblicata. Per questo, prima di morire, ne inviò una anche all’ANSA, che non appena la ricevette, la pubblicò. Non permettendo così che il gesto di Alfredo rimanesse invisibile e coperto da una bugia.

“Le gerarchie cattoliche arriveranno a dire che mi tolgo la vita per malattia, o debolezza, e non per urlare loro l’ingiustizia che infliggono agli omosessuali in questo Paese. Ed è per questo che nel mio giubbotto, che ho poggiato per terra, sui lastroni calpestati da migliaia di fedeli, ho lasciato una lettera di denuncia. Almeno le parole di un morto, di un martire, le leggeranno. Bisogna ammazzarsi per farsi sentire“.

Ogni anno, il 13 di Gennaio, un gruppo di attivisti si riunisce in Piazza San Pietro per commemorare Alfredo e il suo atto di protesta. Per far sì che non rimanga un grido nel vuoto.

 

Articolo a cura di:

Sara Najjar

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Sara Najjar
Studentessa di pedagogia, vive nell’hinterland modenese. Adora i gatti, le serie tv, la musica indie e i cortei. Per Borderlain partecipa agli eventi e approfondisce le tematiche a sfondo sociale e attuale principalmente legati al mondo della comunità LGBTQ+ e del femminismo intersezionale.